Crollo dei partiti: gli italiani puniscono il distacco con il territorio

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Il risultato elettorale del 4 marzo impone tante riflessioni. Ma una, in particolare, va fatta subito, a caldo. Gli elettori hanno punito l’assenza della politica dal territorio, fatta di ascolto e di dialogo con i cittadini, dei due partiti più “tradizionali”, Pd e Forza Italia. Di contro, sono stati favoriti dal voto i partiti che, a torto o ragione, si sono dimostrati più vicini alla gente, che si sono resi interpreti delle esigenze collettive, dall’immigrazione al lavoro, che hanno adottato un linguaggio semplice e immediato, Lega e M5S.

Non è soltanto questione di comunicazione politica. Il rapporto dei partiti con la gente è cessato veramente. Un tempo tutti i maggiorenti dei partiti avevano la fila dei clientes alla porta. Il welfare veniva amministrato così. Non era un bene. Ma oggi si percepisce che la politica clientelare non è cessata, è soltanto più selettiva. Anche l’interlocuzione politica delle segreterie è filtrata, magari da persone che non hanno alcun interesse ad aumentare le presenze nel partito. Nemmeno la tecnologia aiuta. Come si vede nel momento del voto, quando gli elettori sono assediati da candidati affettuosi, che si informano sulla loro salute e gli chiedono anche dove andranno a votare. Perché, in effetti, vogliono avere e controllare il voto.

La stampa e la televisione non aiutano. Non fanno più da tramite. Svolgono un ruolo proprio in politica, che esorbita dalla funzione. Si è affermata una compagnia di giro di giornalisti politici, che osservano la politica e la criticano o la elogiano (e fin qui fanno il loro mestiere), ma che producono anche ricette, sconfinando in territorio altrui, e, di fatto, abdicano alla condizione di distacco (necessaria) dalla politica.

Abbiamo fatto una piccola inchiesta circa due anni fa e abbiamo pubblicato “Politica estera dei partiti, uno spazio politico da colmare” (http://www.nuovomille.it/politica-estera/politica-estera-dei-partiti-uno-spazio-politico-da-colmare). Nessuno dei quattro partiti a cui abbiamo scritto (Pd, Forza Italia, Lega, M5S) ha prodotto un documento di politica estera, che avesse le sembianze di un progetto o almeno di un proposito serio, fatto di obiettivi e di risorse, applicate o applicabili. Vuoto pneumatico. E’ ovvio che poi la politica estera ed europea sia un disastro. Non ci vogliamo presumere più di quello che siamo. Ma ai partiti diciamo: organizzatevi, rispondete ai cittadini, producete documenti di semplice lettura, divulgateli e rispettate i programmi. A quel punto, la competizione elettorale si svolgerà su qualcosa di concreto, non sulle promesse inattuabili.

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