covid19, giornalismo di servizio


I malati di covid19 non sono curati in casa appena la malattia si manifesta. E i più anziani e fragili non ce la fanno. Questo spiega il divario di morti tra Italia e Germania. Tre volte di più in Italia, per la mancata somministrazione di cure precoci.

Noi, che non siamo medici, lo abbiamo capito mesi fa e abbiamo denunciato questa carenza della sanità pubblica. Inascoltati, mentre le reti e i grandi giornali osannavano il governo, le chiusure e la competenza del comitato scientifico. Con l’effetto del primato di morti nel mondo, rispetto alla popolazione, al grado di sviluppo e alla spesa sanitaria, e, va ricordato, del primato di fallimenti tra i piccoli imprenditori, chiusi senza ristoro e vessati dalle bollette.

 Non pensiamo di essere più bravi di tanti altri. Lo diciamo spesso. Però siamo attenti e non siamo servili. E facciamo un giornalismo di servizio, che, in questa occasione, si è impegnato nel campo specialistico della sanità.

E’ evidente che molte teste pensanti non hanno pensato e devono essere rimosse. Speriamo che non siano troppo raccomandate. Ed è altrettanto evidente che le leggi sulla distribuzione dei farmaci vanno riviste.

E’ noto che molti farmaci, antibiotici compresi, non vengono venduti in farmacia, se non dietro prescrizione medica. Così, se qualcuno vuole costituire una piccola scorta in casa per curarsi dal covid19, anche se il medico di base è introvabile o non prescrive cure “perché non esiste la cura” (copyright delle alte sfere sanitarie), non può, e, se si ammala, è in balia degli eventi. I cui effetti si sono dimostrati nefasti nei mesi scorsi.

Quindi, se qualcuno, a proprie spese, senza gravare sul sistema sanitario, per precauzione, vuole comprare farmaci nel rispetto del diritto alla salute, deve poterlo fare. Senza piatire con il farmacista amico. Speriamo che l’anno orribile che abbiamo vissuto e non è ancora finito produca almeno qualche cambiamento utile ai cittadini.

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