COVID-19 tra criminalità e sicurezza pubblico-economica


Il Ministro dell’Interno (Dott.ssa L. Lamorgese) con la Direttiva N. 15350/117/3 ha avviato uno stringente monitoraggio territoriale del disagio sociale ed economico con importanti focus sulle attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi e di ogni forma di illegalità, invitando i Prefetti ad inoltrare entro fine mese un primo riscontro (che avrà poi cadenza bimestrale) circa le attività svolte di controllo.

In un momento di forte incertezza sociale ed affaticamento economico, i rischi, le minacce e la sicurezza sono sempre più incalzanti e – come spesso è accaduto al verificarsi di altri eventi emergenziali – organizzazioni criminali (anche di stampo mafioso) iniziano a mobilitare le proprie strategie economiche volte a forti speculazioni o manovre di occultamento. Su questa scia il Ministero dell’Interno ha richiesto la massima attenzione circa il dialogo con i rappresentanti dei settori economici intravedendo in esso uno strumento di prevenzione ed aiuto tanto sociale quanto strategico.

Con la stessa direttiva si è voluto, inoltre, coordinare anche un ulteriore aiuto alle attività dei Prefetti tramite lo strumento del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

La linea che verrà adottata a livello centrale e periferico è proprio quella di azioni di intelligence su tutto il territorio attraverso attività info-investigativa ed analisi dei contesti e dei fenomeni criminali, perseguendo così lo scopo di assicurare che la ripresa delle attività economiche e produttive avvenga il più possibile sotto le coordinate di legalità.

Difatti, a causa delle deroghe relative alla normativa emergenziale, le risorse economiche che verranno somministrate nel tessuto imprenditoriale rischieranno di consentire l’incremento di infiltrazioni criminali.

Il nodo centrale – come anticipato – si avrà al momento della ripresa (denominata da Interpol post-wave) di tutte le attività bloccate dall’emergenza sanitaria (DM Mise 25/03/2020). Tra queste rientrano – ad esempio – la filiera alimentare, l’approvvigionamento di materiale sanitario, il trasporto, le imprese di pulizia, sanificazione e smaltimento di rifiuti. Questi ambiti lavorativi non richiedono (tra le varie prerogative) un livello di specializzazione particolare e ciò consente alle organizzazioni criminali di inserirsi ed offrire servizi economicamente “vantaggiosi”.

Un’ulteriore previsione che alcune agenzie di sicurezza (come Interpol) prevedono, è che la crisi post-virus porterà una grande carenza di liquidità per le imprese di ogni dimensione, le quali rischieranno di essere finanziate dai cosiddetti “capitali sporchi” (i proventi da attività illecite). In questo modo, le organizzazioni criminali (ad es. di stampo mafioso o le organizzazioni criminali dei c.d. “Colletti Bianchi”) finiscono per agire come degli istituti di credito, controllando successivamente le imprese e tramutando i proprietari delle stesse in meri prestanome.

Attualmente, questi rischi impattanti tanto sulla sicurezza pubblica quanto sulla sicurezza economica privata e pubblica sono usciti dalla fase larvale e stanno iniziando ad avviare strategie e tatticismi per perseguire le finalità preposte in via occulta.

La sfida, in conclusione, non è solo per l’apparato pubblico di sicurezza, ma anche delle singole imprese e dei singoli imprenditori, i quali sono chiamati ad attivare maggiori controlli sui propri fornitori e sulla gestione economico-finanziaria aziendale, coordinando indirettamente una collaborazione preventiva pubblico-privato.

 

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