Covid 19, ancora non c’è il protocollo di cura


Finalmente in questi giorni, 10 mesi dopo l’annuncio dell’emergenza sanitaria da coronavirus (che il governo, a fine gennaio, si è dichiarato prontissimo ad affrontare), qualche medico intervistato ha accennato – timidamente – alla necessità di curare in casa la malattia all’insorgere dei primi sintomi.

Raccomandando, però, di fare il tampone e di seguire le prescrizioni del medico di base, quando sono note le difficoltà del tampone (sia per farlo, che per avere il risultato) e sono altrettanto note le remore dei medici di base a visitare i pazienti che accusano i sintomi.

Nel frattempo, i pazienti che ce la fanno con le proprie forze guariscono, o purtroppo muoiono. Senza cura.

Abbiamo visto, a Quarta Repubblica, il video del poveretto abbandonato a sé stesso per giorni e giorni, finché, ricoverato dopo mille peripezie, con ambulanze pubbliche e private che non sapevano dove andare, è morto.

Non accusiamo il medico, privo di istruzioni, confuso, a sua volta, dalla ridda di informazioni televisive degli scienziati che polemizzano tra loro. Non accusiamo nemmeno gli scienziati, virologi e infettivologi, che per la prima volta, in vita loro, hanno dovuto affrontare una vera epidemia.

Accusiamo l’autorità centrale, politica e sanitaria, che ha balbettato nei mesi di marzo e aprile e non ha tratto esperienza dal dramma dello tsunami che si è abbattuto sulla Lombardia. E ha mancato di raccomandare, in estate, in tempo utile per prevenire altre morti, il protocollo di cura, da fare subito in casa, quando si avvertono i primi sintomi, ormai fin troppo noti a tutti.

I farmaci da assumere, per contrastare il progresso della malattia, sono di pronto accesso in farmacia, non sono costosi, ma ancora non c’è un protocollo. Qualcuno dice che ce ne sono diversi. Il che equivale a dire che non c’è.

L’autorità centrale, politica e sanitaria, ha tutti gli strumenti per decidere e il dovere di comunicare al pubblico il protocollo, raccomandando che i farmaci di pronto intervento siano prescritti e conservati in casa, per assunzione immediata, nell’attesa che il medico o il pronto soccorso rispondano al telefono.

In questa emergenza, si è visto non soltanto che qualcuno è diventato improvvisamente e immeritatamente ricco. Si è visto, cosa perfino più grave, che lo Stato scarica i poveretti, considerandoli evidentemente carne da macello.

Con la stessa mentalità dei generali felloni che sacrificano inutilmente i soldati, salvo, poi, dandosi alla fuga, gettare su di loro la colpa della sconfitta. Infatti, il richiamo alla responsabilità dei cittadini e degli imprenditori, che cercano soltanto di non affondare, è costante.      

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