Cosa vuole, veramente, Berlusconi

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Si è diffusa la voce, in ambienti parlamentari, che Berlusconi abbia redatto per Forza Italia, avvalendosi di poche e comprovate collaborazioni, un documento sugli assetti politici del dopo voto. Il documento, se esiste (e chiediamo conferma o smentita), non è disponibile e non ci sono le premesse perché il contenuto entri nei dibattiti della campagna elettorale. Non è una novità che Berlusconi progetti e programmi a medio – lungo termine. E’ una abitudine che gli viene da lontano, dai tempi dei progetti di impresa, faraonici e realizzati. Un’abitudine che ha segnato il suo modo di fare politica. Quando “scese in campo”, la sua non fu una decisione improvvisata. La preparazione del terreno di scontro era partita almeno due anni prima. Con l’osservazione, con i sondaggi, con i test e con la verifica di alleanze possibili o impossibili. Il suo ingresso in politica ha segnato un’epoca, che ora si sta per concludere.

E Berlusconi, pur azzoppato dalla lontananza forzata dal Parlamento, ma non dai Palazzi della politica (Quirinale compreso), freddo, poco incline alla nostalgia e del tutto estraneo alla logica della coazione a ripetere, non si è lasciato cogliere impreparato. Valuta la nuova realtà italiana, le novità dei soggetti che influenzano il gioco e conosce gli umori dell’elettorato più di chiunque altro. Poi, sa quello che vuole, riconosce gli ostacoli e progetta misure e contromisure. A valere per il suo partito, per la coalizione di Centro – Destra, ma anche per l’Italia.

Quindi, non sarebbe male che il documento, che ha rilievo nazionale e internazionale per provenienza e scopo, fosse divulgato. Perché lì c’è scritto non solo quello che serve a Forza Italia, per partecipare al Governo del Paese, in Grosse Koalition con il Pd di Renzi, ma anche quello che è stato e sarà fatto. Gli accordi elettorali non sembrano escludere i Governi Regionali di Lombardia e Lazio e non sorprenderebbe che messaggeri fidati abbiano concordato alcune candidature in alcuni Collegi. Insomma, Berlusconi non è andato casualmente a parlare con Juncker (e magari con altre personalità estere). Di che cosa? Con quali doni e con quali richieste? Forse mai come adesso la Politica si è fatta scienza. Visto che le alchimie riguardano 60 milioni di persone e i loro figli, la campagna elettorale dovrebbe rappresentare una occasione di comunicazione, non di battute e di chimere.

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