Corruzione endemica o State capture

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La corruzione in atti giudiziari è un reato spregevole che manomette le fondamenta del sistema giuridico, sociale ed economico, altera il corso della giustizia e della vita dei cittadini, privilegia le persone meno meritevoli, genera sfiducia nelle istituzioni. Per sua natura, la corruzione è un reato molto segreto.

Ancor più segreta è la corruzione in atti giudiziari, perché i soggetti del reato sono persone pratiche dell’ambiente, operatori di giustizia, che magari godono di buona reputazione, sfuggono a controlli di routine e adottano modalità prudenti e coperte. Gli effetti della corruzione però sono visibili, consistendo in provvedimenti giudiziari ingiustificati o abnormi.

Nelle cause civili il legale sperequato rispetto al collega fellone è quasi sempre consapevole del torto subito, ma esita a intraprendere iniziative di denuncia della presunta corruzione, che non richiede necessariamente passaggi di denaro tra corrotti e corruttori, potendosi concretizzare la fattispecie illecita anche mediante ricorso a leve diverse, perché non gli sfugge che la sua iniziativa di certo comporterebbe inconvenienti, anche seri, alla carriera professionale ed ai rapporti con giudici e avvocati, ma molto probabilmente sarebbe infruttuosa.

Considerata la notevole estensione della funzione decisoria ad altre giurisdizioni e alle autorità di tutela del mercato, i danni delle interferenze corruttive, per simpatia personale, prospettive di carriera, scelta ideologica, lobby di appartenenza, possono essere notevoli, se non altro per ragioni statistiche.

L’ambiente giudiziario è stato considerato “protetto” dalla tradizione, dall’esprit des lois che permea la natura di giudici e avvocati e che costituisce la remora personale più efficace, fino a tempi recentissimi. Poi la società civile si è palpabilmente guastata, il benessere non è più bastato, la ricchezza è stata vista a portata senza fatica. La corruzione si è estesa. I tribunali, tutti i tribunali di tutte le giurisdizioni, distribuiscono incarichi importanti, le parcelle sono liquidate dai giudici che, per legge, hanno ampi poteri discrezionali. Sono cominciate le concentrazioni di incarichi.

Sono illecite? Sotto il profilo concorrenziale, che è il cancro dell’economia, ma che in Italia è ancora considerato un illecito di terza categoria, salvo il caso che riguardi qualche prodotto di marca, certamente! Ma il diffuso convincimento che l’evasione fiscale, ad esempio, non sia più una prova di astuzia e di saper vivere, quanto piuttosto un grave torto nei confronti della collettività, non si è ancora esteso all’illecito concorrenziale.

Le lobby imperversano ed esercitano  pressioni di cui non è consentito verificare l’impatto, se non a posteriori, quando il danno è compiuto e la copertura di sistema è massima. Pochi giorni fa, il Sole 24 Ore, quotidiano nazionale specializzato, ha pubblicato la notizia, a proposito della prossima sostituzione del commissario di una importante autorità, che la lobby dei grandi studi legali intenderebbe concorrere ad esprimere la nomina. La notizia è passata nell’apparente disinteresse delle istituzioni, che, per la funzione, sono impegnate nella scelta della personalità eccellente, e del Consiglio Nazionale Forense, a cui compete la tutela del buon nome del ceto forense.

Eppure si è trattato di una notizia da brivido. Prima di tutto, esisterebbe una lobby dei grandi studi legali: per quali prodotti, per quali interessi da proteggere? E si tratta di una lobby dichiarata o no? Poi, questa lobby tramite quali istituzioni agirebbe? Posto che la funzione della scelta, assegnata alle istituzioni, è disciplinata dalla legge. Dai grandi studi legali comunque non sono venute smentite e il direttore del giornale non si è affannato a precisare che il giornalista aveva preso una svista pubblicando un rumor non confermato, indimostrato e comunque inattendibile.

Honi soit qui mal y pense! Anche se, secondo qualcuno, a pensare male si fa peccato, ma non si sbaglia. Molte indicazioni concorrono a dimostrare che la corruzione è endemica e ha contaminato tutti i settori della vita pubblica, giustizia compresa, che è il collo di bottiglia della tutela dei diritti in tutte le sedi previste dalla legge. Non è un caso che la sfiducia generalizzata nella giustizia sia aumentata e sia dichiarata  dagli operatori e dagli utenti.

Siamo al livello dello State capture? Piercamillo Davigo, indimenticato rappresentante del pool di Mani Pulite, magistrato di cassazione, in un recente convegno ha disegnato una classifica in tre livelli della corruzione: occasionale, diffusa ed endemica (State capture), quando le istituzioni sono attraversate dalla corruzione e i germi di vivificazione della società sono o sembrano inidonei al compito della pulizia e del rinnovamento. Prudentemente Davigo ha trattenuto il giudizio sul terzo livello, ma ha denunciato l’estrema diffusione del fenomeno.

Non ci sono veramente rimedi? Sono convinto dalla forza dell’esprit des lois che rimedi ci siano e che siano affidati in gran parte alla capacità e all’onestà intellettuale, oltre che morale, di giudici e avvocati, che non si facciano scrupolo di valutare, in piena trasparenza, in collaborazione e senza remore per un malinteso senso di appartenenza, ogni circostanza che si presti anche soltanto all’equivoco della corruzione.

E’ un occasione per gli avvocati di riscoprire il ruolo istituzionale dell’avvocatura. E’ un’occasione per entrambi, giudici e avvocati, di apparire esenti da critiche, non solo di esserlo, scongiurando l’onta del sospetto che si addensa su persone ritenute un tempo, a ragione, le eccellenze della società.

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