Corriere della Sera in debacle

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7, il settimanale del Corriere della Sera, da qualche mese a questa parte propone ai lettori la rassegna dei grandi giornalisti e scrittori – giornalisti (uno per tutti, Buzzati) che hanno lavorato nel giornale.

Nei giorni scorsi è stata rievocata la figura di Luigi Albertini, un direttore mitico, che resistette al fascismo nel nome della libera e veritiera informazione. Grazie a queste personalità, il Corriere divenne “lo specchio della borghesia lombarda di tradizione manzoniana”, come è stato puntualmente ricordato da 7. Se, poi, il Corriere dei nostri giorni sia il legittimo erede del Corriere di Albertini, di Buzzati, di Monelli, giornalista e patriota, e di tanti altri grandi del giornalismo, è da vedere.

Secondo noi, e l’abbiamo detto tante volte, il Corriere ha dirazzato dalle sue nobili origini e non rappresenta più quella solida borghesia lombarda (pure in calo) che ha offerto contributi importanti alla storia del Paese. Parliamo della linea e dell’informazione, non parliamo di aria fritta. La linea del Corriere è antigovernativa, pregiudizialmente antigovernativa.

I saggi, che si alternano nella redazione degli articoli di fondo, invocano il ribellismo (interessato) di quella parte dei poteri amministrativi e giudiziari che potrebbero essere sfiorati dal “cambiamento”. E, quindi, i poveri non esistono, i migranti sono poveri cristi, anche quando commettono reati, gli elettori della Lega e del M5S sono ingannati o non ci stanno con la testa, e giù per li rami, fino al panegirico di rappresentanti dell’economia e della finanza che hanno partecipato all’accumulazione dell’eccesso di debito pubblico e alla distruzione del patrimonio pubblico, ad esempio, con privatizzazioni utili soprattutto agli acquirenti.

Se Albertini o Spadolini, altro direttore di grande spessore, che si avvaleva – ricordiamolo – del consiglio e dell’assistenza di Paolo Ungari, vedessero, approverebbero? In questi tempi di crisi del Gruppo Espresso e del Sole 24 Ore, il Corriere potrebbe riguadagnare la fiducia e l’interesse dei lettori, se soltanto volesse.

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