Conversazioni liberali, intervista a Pietro Paganini


Siamo alle soglie di un agosto atipico quest’anno. Niente spiagge affollate, pochi turisti in giro per le città d’arte e, altrettanto insolitamente, si registra un ultrattività della politica rispetto alla presenza media della stagione estiva. Complice della situazione è, con ogni probabilità, la necessità di gestire la fase successiva al lockdown e la diffusa sensazione di generale incertezza nelle persone, preoccupate per quanto potrebbe ancora accadere nei prossimi mesi.

Anche Pietro Paganini, professore in Business Administration alla John Cabot University di  Roma, liberale doc e noto opinionista dei salotti buoni della televisione, continua a girare per le vie della Capitale, spesso o piedi o in sella alla bicicletta; senza ignorare le richieste dei passanti, in cerca di indicazioni stradali, mentre, al telefono, mi racconta alcune indiscrezioni su un noto protagonista di centro-destra che coltiva insospettabili “derive liberali”.

Avevo già incontrato Paganini prima di questa intervista, entrambi frequentatori dei residui circoli liberali romani e, prima ancora di iniziare, facciamo alcune considerazioni sull’Europa e sulla carenza di lungimiranza nelle strategie di politica estera. Paganini parla della presenza di “uno strapotere cinese e russo. Un asservimento economico nei confronti di chiunque alzi la voce, invece di proteggere gli interessi nazionali ed europei”, motivo per cui “in questo momento, da  fuori, guardo a chiunque porti avanti iniziative liberali” .

Nell’attuale panorama politico, l’osservato speciale è Carlo Calenda con Azione, che “cerca, fa e promuove cose liberali. C’è la necessità che qualcuno si ponga a tutela delle libertà individuali, economiche e garantisca la pacifica convivenza dei cittadini, al contrario di Renzi con Italia Viva, che confonde il liberalismo con il mercato libero, ma solo per alcuni, a beneficio di pochi interessi privati. Ci sono dei meccanismi che si devono sempre riequilibrare, c’è bisogno di un cambiamento e di regole nuove, per correggere le disparità economiche dovute agli effetti della globalizzazione”.

Alle mie domande sul risparmio privato Paganini risponde dicendo che “alcune famiglie risparmiano e non investono e questo è un problema che il nostro paese deve affrontare. Gli Stati Uniti non hanno il nostro stesso risparmio, ma hanno la capacità di metterlo in circolo e di tramutarlo in investimenti. E’ un problema culturale. Monti e Passera hanno provato ad introdurre nuovi strumenti finanziari soprattutto per l’innovazione, ma con scarsi risultati. Poi c’è l’altro problema che hai sollevato ed è la regolamentazione, ma riguarda il Paese in generale: ha dimostrato negli anni di avere delle regole solo per disattenderle e, alla fine, prevalgono sempre gli interessi delle piccole caste e delle piccole clientele, senza tutelare i cittadini. Questo vale per il risparmio e per tutto il resto”. 

Prosegue l’analisi di Paganini affermando che “anche questo è parte del pensiero liberale. C’è l’indubbia esigenza di un  cambiamento che va promosso, però i grillini non hanno gli strumenti per farlo. Basti pensare alle privatizzazioni degli anni 90. La logica era la stessa dell’Unione Sovietica, dove doveva comunque comandare quello che comandava prima, però non più direttamente, ma attraverso delle piccole lobby private, ammiccate dalla politica. Ed è l’opposto del liberalismo, il cui controllo si attua tramite le logiche di mercato, in cui tutti hanno la medesima capacità di riuscire. La politica serve a questo, a bilanciare gli equilibri, attraverso il dibattito parlamentare o  facendo funzionare le Authorities e controllando  che tutti siano garantiti. Dobbiamo lavorare duramente affinchè ogni giorno ci si possa avvicinare a questa situazione.

Passando alle questioni più attuali di questi giorni, gli chiedo come debbano essere considerati i risultati ottenuti dal Governo con le recenti negoziazioni “c’è un continente attraversato da una crisi profonda che ha radici ancora più profonde e che il virus ha semplicemente amplificato in modo esponenziale e serviva una risposta che, purtroppo, non poteva essere trovata nei mercati. Bisognava trovare delle risorse per consentire ai Paesi di rimettere in moto la macchina attraverso degli investimenti, che hanno una matrice pubblica, ma saranno attuati tramite i privati e attuando le regole che abbiamo invocato prima. Noi ci stupiamo solo per il fatto di aver negoziato ma, in realtà, finalmente la politica ha fatto il suo lavoro rappresentando tutti i cittadini dell’area UE. L’Italia si è portata a casa delle buone risorse, poteva fare di più, poteva fare meglio, ma si è dovuta confrontare con altri Paesi che avevano i loro dubbi. Noi amici liberali, di area meno emotiva, probabilmente, li condividiamo: l’italia è un Paese poco affidabile e, di conseguenza, se vado ad affidare delle risorse sto dando un’opportunità, ma richiede anche una grande responsabilità. La novità è il nuovo debito europeo che non dipende più da un singolo Paese ma da tutti.

Per Paganini “la vera questione sarà il modo in cui verranno impiegate queste risorse e ciò determinerà, o meno, il successo del Governo. Abbiamo problemi strutturali enormi: bisogna ridurre le tasse sul lavoro, fare investimenti nell’innovazione; poi, però, bisogna capire come affrontare – anche culturalmente – la rinascita di un Paese che andava male anche da prima. Le dinamiche del lavoro sono cambiate, non ci sono più le tutele, ci sono meno nascite e meno persone che producono e non abbiamo un riequilibrio tecnologico che compensi questa situazione. Però abbiamo un numero sempre maggiore di pensionati. Bisogna fare in modo che le persone, che oggi sono nelle condizioni di produrre ricchezza, abbiano in futuro una propria ricchezza ma che coprano i “buffi” lasciati da chi ha gestito le pensioni in precedenza”.

Nelle parole di Paganini c’è molto della scuola liberale di Einaudi e, forse, questi principi così ben declinati,  dovrebbero essere fatti propri anche dai partiti e considerati come un faro delle libertà nel nuovo progetto Italia. Chi lo capirà, avrà il sostegno di numerosi cittadini, desiderosi di avere una rappresentanza politica. 

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