Contro il virus farmaci in casa e tagli alla spesa pubblica


Dinanzi al disastro sanitario ed economico della pandemia tutti i politici, nessuno escluso, si strappano le vesti, maledicendo la cattiva sorte e gli avversari di turno, ma non prendono le misure necessarie per fronteggiare la malattia e il collasso di sistema.

Non ci riferiamo specificamente alle misure mancate, che avrebbero potuto evitare o limitare gli effetti della seconda ondata, cioè una diversa organizzazione dei trasporti pubblici e la riapertura graduale e programmata delle scuole, che qualsiasi persona di buon senso, non un genio della politica o dell’impresa, avrebbero ritenuto necessarie.

Ci riferiamo alla incapacità di affrontare la domanda di ricovero ospedaliero rispetto ad un’offerta inadeguata, per capienza di posti letto e di preparazione specifica, che, in base all’esperienza tremenda della prima ondata, avrebbe potuto e dovuto essere attrezzata nel corso dei 4/5 mesi trascorsi da maggio a ottobre.

Inoltre – ed è la cosa più grave – non c’è ancora oggi un protocollo di cura vero e proprio, né esiste un pronto intervento domiciliare, che richiede innanzitutto la diagnosi precoce e la disponibilità immediata dei farmaci necessari per il contenimento del male nelle abitazioni.

 Invece, che cosa proclamano i soloni della politica (che si estende ai gran commis e ad alcuni scienziati) che l’affanno delle strutture ospedaliere è dovuto alle persone che si presentano in pronto soccorso, di  persona o in ambulanza, per avere un soccorso, se non per la paura del male. E assistiamo a scene indecorose per un paese civile di ambulanze in attesa, anche per lo screening dei malati, o a soccorsi eroici, ma drammatici, nei parcheggi.

 Chiediamo che oggi – non domani – il governo si assuma la responsabilità di pubblicare il protocollo di cura per consentire ai cittadini di avere in casa i farmaci di primo soccorso, invece di continuare a cianciare sulla distruzione della medicina di base (dovuta chissà a chi!).

I sintomi della malattia ormai sono noti a tutti e la diagnosi del saturimetro è immediata: servono soltanto i farmaci, a casa. Se le autorità sanitarie sanno quali sono i farmaci.

Sul lato economico, la follia, se possibile, è ancora più grave. Un qualsiasi piccolo imprenditore saprebbe come affrontare l’emergenza economica, sulla base degli strumenti disponibili.

La misura necessaria, che il governo non assume per non alienarsi l’elettorato, è il contenimento della spesa pubblica, per convogliare le risorse così acquisite dove servono. Invece, il governo e le amministrazioni locali continuano a emettere cartelle, spremendo quelli che avrebbero bisogno di aiuto. Una follia tecnica e politica.

Visto che il premier ricorre allo strumento dell’ormai stranoto dpcm, in vigore dalla sera alla mattina, ben potrebbe intervenire con immediatezza sul contenimento di spesa, rivedendo i conti pubblici del 2020 e del 2021.

Come? La spesa pubblica annua per gli stipendi dei dipendenti pubblici è di circa 175 miliardi, ed è di circa 150 miliardi per gli acquisti di beni e servizi. 325 miliardi, che potrebbero essere ridotti immediatamente per dare un effettivo ristoro a tutti quelli che, con il loro lavoro, pagano, da sempre e sempre di più, gli stipendi e i servizi pubblici (sulla cui qualità al momento non entriamo).

Il 10 per cento di 325, curiosamente, è 32,5, una cifra equivalente a quel Mes che un fronte dei politici non perde occasione per richiedere – a chiacchiere – mentre un altro fronte continua a ripudiare. Il contenimento della spesa pubblica sarebbe popolare? Ovviamente, no, e infatti non ne parla nemmeno l’opposizione, che, pure, non perde occasione per richiedere il differimento delle tasse. E ovviamente Gualtieri, il cassiere del governo, dice che gli stipendi pubblici vanno pagati.

Certo che vanno pagati. Ma, in questo periodo, con la riduzione imposta di fatto alla spesa privata e il rischio molto concreto di un collasso di sistema, che coinvolgerebbe tutti, anche i pubblici dipendenti e i loro figli, per vari anni, con perdita di competitività del sistema Italia rispetto a paesi stupidi e spietati, la misura potrebbe essere meno impopolare di quanto si possa pensare. A condizione che sia ben spiegata, corredata da misure idonee, che siamo in grado di esporre, e tagli qualche penna al ceto politico. Caro Conte, si prenda qualche minuto di riflessione.    

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