Conte deve decidere cosa farà da grande

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Conte fa sul serio. Almeno apparentemente. Ha rotto clamorosamente con Salvini e non esita a prendere le distanze da Di Maio, che rappresenta ancora l’azionista di maggioranza della ventilata alleanza di governo. Si è avvicinato molto, forse troppo, al Pd.

Di certo, per segnalare la discontinuità del suo incarico di governo dal Contratto tra Lega e Cinque Stelle, Conte non ha esitato a privarsi della sua amata pochette e perfino della cravatta e ha detto di essere vicino ai Cinque Stelle, ma di non essere uno di loro. Non ha detto di rappresentare gli interessi del Pd, a cui le malelingue lo danno troppo vicino, memori delle antiche frequentazioni fiorentine con Renzi e la Boschi. Ma sembra che gli esiti delle consultazioni finora riproducano fin troppo i “consigli” interessati del Nazareno.

Quando Conte venne incaricato su segnalazione dei Cinque Stelle (questo almeno venne detto agli italiani), noi, diversamente da altri, abbiamo trattenuto il nostro giudizio sulla persona, per valutare il neo Premier alla prova dei fatti. In corso d’opera, vuoi per la sua indubbia presentabilità, vuoi per la facilità di comunicazione, Conte si è progressivamente affrancato dalle scelte di governo, assumendo il compito della mediazione con gli interessi contrastanti di Francia e Germania, non di quelli europei, a loro volta dominati dall’asse tra Parigi e Berlino. E, alla fine, sembra che ne sia stato catturato.

Farebbe bene a distinguersi, a prendere le distanze dalle accuse di avere fraternizzato con i due Paesi avversari dell’Italia, ben oltre le dinamiche del normale confronto politico nella fase più delicata del processo di aggregazione europeo. Il mondo era diverso quando l’Europa venne concepita e quando i primi trattati consentirono gli scambi di beni e servizi a condizioni di favore rispetto al resto del mondo. Le regole erano diverse, e non sono state adeguate, e all’occorrenza sono state adattate alle esigenze dei più forti: Francia e Germania. Anche perché l’Italia per troppi anni ha abdicato al suo ruolo di Paese fondatore, ha eletto europarlamentari deboli e nominato commissari simpatizzanti con l’asse mitteleuropeo.

Conte deve decidere in pochi giorni cosa farà da grande, se apprendere e intraprendere il percorso dello statista, o tornare al suo amato insegnamento universitario, con la perdita di chance del sistema Italia sulla coscienza.

 

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