Consigli non richiesti a Di Maio

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Di Maio è intervenuto pubblicamente a favore dei Gilet Gialli francesi. Ha offerto l’uso della piattaforma Rousseau e ha criticato il Governo francese che ostenta, ogni giorno di più, il volto della repressione, delle idee e delle libertà, non solo della violenza.

La ministra agli Affari Europei, Nathalie Loiseau, si è dimostrata piccata dalle dichiarazioni di Di Maio e, poco elegantemente, ha detto che Salvini e Di Maio devono imparare a “fare pulizia” in casa loro, senza precisare a cosa si riferisse, ma senza andare oltre. I francesi non accettano la repressione e la rivolta, invece di spegnersi, si sta strutturando.

Continueremo a seguire i Gilet Gialli, ma ragioniamo, intanto, sull’intervento di Di Maio, appoggiato – sembra – anche da Salvini. Perché questo intervento a gamba tesa, che il premier Conte non ha accettato come governativo, definendolo, al più, partitico? Perché Conte vuole qualificarsi come uomo di Stato, mentre Di Maio deve mantenere il contatto con l’elettorato, piuttosto riottoso, e non esita a cogliere ogni occasione per qualificarsi come politico di lotta e di governo (che è operazione molto complicata e che non può durare per sempre). E’ sempre molto difficile dare consigli non richiesti ad un personaggio pubblico di successo, come è senz’altro Di Maio. Ci proviamo.

Il Governo è basato su un’alleanza, sul Contratto come preferiscono chiamarlo Lega e M5S, ed è bersagliato da una opposizione istituzionale, inefficiente, ma becera, comunque fastidiosa, e da una opposizione (nota come deep State), profonda e invisibile, che spara a palle incatenate.

Il contesto internazionale non aiuta. La rappresentanza degli interessi dei cittadini consegnati, con il voto, ai due partiti del Contratto è, quindi, fortemente pregiudicata da una azione di governo in parte improvvisata, in parte osteggiata, e in parte catturata da interessi in conflitto, ben rappresentati nelle istituzioni. E’ il grande problema della complicità tra oligarchi, che si assegnano e si trasmettono i posti di comando, alle spese degli interessi generali e pubblici, teoricamente affidati alle funzioni istituzionali.

Di Maio deve vincere questa situazione o, almeno, offrire chiara dimostrazione che l’attività di governo tende a rompere la catena delle collusioni che hanno mandato il Paese a rotoli. Soltanto questo potrà consolidare il successo elettorale del M5S e confermare i sondaggi che danno la Lega in crescita esponenziale.

 

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