Comparto sicurezza: le promesse di Berlusconi a “Che tempo che fa”.

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Abbiamo finito i conti stamattina e posso annunciare che, nel prossimo Consiglio dei ministri, daremo il via al completamento degli organici per quanto riguarda il personale delle forze dell’ordine e i militari. Aumenteremo in modo consistente gli stipendi e daremo il via alle promozioni”. Queste le dichiarazioni di ieri sera di Silvio Berlusconi, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Programma che, grazie alla presenza dell’ex cavaliere e, a seguire, di Gianni Morandi, ha fatto il pieno di ascolti, con il 17% di share.

Berlusconi rivitalizza, così, gli animi dei suoi vecchi elettori, a suon di promesse – come si conviene in una campagna elettorale –  e va a toccare le sensibili corde delle forze dell’ordine. Ossia coloro che “difendono la nostra sicurezza, con grande professionalità e coraggio”, come lui stesso ha affermato.

A onor di cronaca, però, è necessario operare un distinguo tra la realtà dei fatti e le promesse. In passato, infatti, fu proprio il governo Berlusconi, con l’allora ministro dell’Economia Tremonti, a bloccare il contratto nazionale per il comparto sicurezza. Contratto che è stato fermo per 9 anni, fino al 26 gennaio scorso, giorno in cui è stato siglato il nuovo, a favore di circa 450mila lavoratori (http://www.nuovomille.it/ultime-di-cronaca/pa-fns-cisl-siglato-rinnovo-contratto-comparto-sicurezza-difesa). Questa volta, possiamo dire, che l’impegno è stato meritevolmente mantenuto.

A ricordarlo, tramite un post su Facebook, è lo stesso ministro Marianna Madia, che ha dimostrato, in poche righe, come negli ultimi anni il governo a guida PD abbia saputo realizzare – con lo stanziamento di 7 miliardi di euro – più di quanto non abbiano fatto i quattro governi guidati da Berlusconi.

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In campagna elettorale, si sa, di parole se ne dicono tante. Ma questa volta sembra proprio si stia assistendo ad una corsa a chi fa più promesse, molte delle quali saranno dimenticate – as usual – dopo le elezioni. Mancano pochi giorni all’apertura delle urne e gli elettori dovranno operare la propria scelta, anche sulla base delle precedenti esperienze, premiando i candidati più affidabili, o coloro i quali abbiano dato prova di maggiore affidabilità. Su queste basi la scelta dovrebbe risultare più facile.

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