“Comando io, se no vi piscio in bocca!” Così, avrebbe detto il senatore


L’espressione (posto che sia stata effettivamente pronunciata) non è elegante, tanto più che sarebbe stata rivolta da un senatore della repubblica ad una congregazione di suore. Ma è minacciosa ai sensi di legge? Le suorine, inorridite dalla prospettiva, avrebbero avuto ragione di temere che la “minaccia” fosse praticata dall’esuberante senatore e, per tale motivo, hanno o avrebbero presentato querela?

Giornali e televisioni hanno divulgato per giorni la frase incriminata, anche se in effetti è incriminata – a mezzo stampa – una persona e non una frase, senza dare almeno pari rilievo alla notizia di interesse generale, e cioè se un fatto criminoso, avvalorato dalle indagini e corroborato da prove idonee alla richiesta di arresto del senatore, per i motivi previsti dalla legge, tra cui non rientra certamente l’eccesso verbale, ci sia stato o no (suscettibile naturalmente di essere sostenuto dal pubblico ministero competente in dibattimento)?

A scanso di equivoci, il Nuovo Mille non conosce il senatore e non ha particolare simpatia per il partitino di sua appartenenza e non apprezza l’espressione immaginosa ma volgare (sempre posto che sia stata pronunciata), però privilegia il principio di legalità allo strumentale moralismo ipocrita dei mezzi di comunicazione che contribuisce non poco – e da tempo – alla sconfitta della giustizia.

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