Clientele e scarsa rappresentanza, vecchi mali che fanno ancora danni


La crisi dei partiti, di questi partiti, è profonda, inarrestabile. La gente è disaffezionata agli esponenti della politica di entrambi gli schieramenti da cui non si sente più rappresentata. Gli stessi leader ne danno atto. E’ drammatico il riconoscimento di Fassino che “senza un radicale mutamento degli indirizzi di politica economica l’Italia non ce la fa”. La manovra di Casini, inspiegabile sul piano politico, è spiegabilissima sul piano pragmatico. Si propone di coltivare gli interessi di un blocco di potere intercettando il consenso di elettori allo sbando. Perché il proposito ricorrente di questo ceto politico autoreferenziale è di governare gli interessi particolari a discapito degli interessi diffusi. Non vengono offerte risposte alle esigenze della collettività. I maggiorenti politici non si esprimono se non con sufficienza, con l’arroganza del potere, con l’attenzione alle clientele. Il centrosinistra è prossimo alla deflagrazione per incomprensione del paese che Prodi e D’Alema nell’immediato post elezioni si erano proposti di comprendere, platealmente senza successo. Da liberale non coltivo idee pregiudiziali. Credo che l’alternanza sia garanzia di democrazia. Purché siano rispettati i principi di buon governo, di libertà, di democrazia effettiva.

I cinque anni del mandato di centrodestra sono trascorsi senza evidenze di governo liberale. Non mi riferisco al cosiddetto liberalismo di massa, impossibile per definizione. Ma a provvedimenti e iniziative che non richiedono attività legislativa ma buona amministrazione. I salvataggi illiberali di aziende decotte deprimono competitività e sviluppo e sono incoerenti con i principi della buona economia e dell’Unione Europea. Il malgoverno dell’uno e dell’altro schieramento ha prodotto un paese bloccato come nel cinquantennio precedente. Però le ideologie interessate del partito dei cattolici e del partito marxista filo-sovietico offrivano ai leader il pretesto della copertura ideale. Che ora manca, perché la domanda di sviluppo richiede risposte concrete. La crisi della sinistra è soprattutto interna ai Ds che, malgrado i funambolismi, conservano mentalità centralista e dirigistica. L’iniziativa privata è irrisa, deprecata e ostacolata. Amato pratica da tempo lo sport dell’avversione agli ordini professionali ed è maldestramente scivolato nella formulazione della critica politica. La popolarità degli avversari per lui è populismo. Quando gli elettori Ds si renderanno conto di non essere rappresentati, il partito si ridurrà alla consistenza delle clientele. Per assurdo potrebbe tenere di più Forza Italia, partito definito di plastica, perché gli elettori hanno connaturato un germe liberale, sia pure da incoraggiare.

Il grande impegno, praticato sia a destra che a sinistra, a promuovere e collezionare circoli e comitati “spontanei”, in effetti voluti e diretti dalle segreterie, è destinato a fallire perché la gente non sopporta più di ascoltare le chiacchiere dell’imbonitore di turno senza verificare le attività che possono offrire risposta ai problemi del paese. Siamo al banco di prova della democrazia. Il cittadino non deve attendere che i suoi problemi siano risolti dall’alto. Deve essere consapevole del suo ruolo nella società, essere protagonista. Le contraddizioni interne al sistema sono tante e prossime all’implosione. Le burocrazie del paese, che rappresentano la continuità di governo oltre gli schieramenti, devono contribuire allo sviluppo della società. Ma l’iniziativa sta ai cittadini più intraprendenti, frenati da decenni di dirigismo centralista, che coltivano una visione dello Stato, che pretendono una società sviluppata e richiedono una rappresentanza adeguata. I leader politici della prossima generazione saranno coloro che avranno interpretato queste esigenze e avranno contribuito a liberare queste risorse.

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