Ci vuole un patto per l’ordine pubblico

trieste

Altri due poliziotti uccisi. A Trieste, città italiana, libera e colta. Da un malvivente di “origine” straniera. Il Capo della Polizia, Gabrielli, che pure è persona notoriamente moderata, non si è trattenuto e ha diffuso il dato: un crimine su tre viene commesso da stranieri. Se gli stranieri aumentano e le nuove organizzazioni malavitose si strutturano, la proporzione è certamente destinata ad aumentare.

L’Italia si sta rivelando terra di conquista non solo per capitali esteri (che non investono, ma comprano a prezzo di saldo le imprese migliori e ammazzano la concorrenza, nella più assoluta disattenzione delle autorità italiane competenti), anche per la mafia nigeriana, che si è infiltrata ed è ormai insediata nelle città.

Il problema è certamente politico, e bene ha fatto Gabrielli a lanciare l’allarme. Sempre che venga colto: ne dubitiamo, con l’allentamento dei controlli in entrata. L’allarme di Gabrielli non si limita al controllo delle frontiere e del territorio, che, in parte, dipende dal suo ufficio e, in maggior parte, dalla politica, riguarda anche l’organizzazione delle Forze dell’Ordine.

Non chiediamo nuove regole, non vogliamo abdicare ai principi e ai valori della democrazia, vogliamo che le regole esistenti siano rispettate, in ogni sede. E chiediamo, per le Forze dell’Ordine, assunzioni e programmi di addestramento periodici, rigorosi e pratici. Divisa e tesserino ormai non bastano. Per tante ragioni, che non stiamo ad elencare. Ci vogliono nuovi protocolli.

Noi abbiamo già chiesto – inutilmente – maggiore attenzione per i cittadini più deboli, donne, bambini e anziani. Ora, chiediamo a Gabrielli una dichiarazione di disponibilità alla collaborazione con i cittadini, che sono le antenne sul territorio. Per un patto tra utenti e fornitori di ordine pubblico.

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