Ci si mette anche Romano ad attaccare Formigoni


Il Corriere della Sera ha schierato Sergio Romano, uno dei pochi intellettuali veri del giornale, contro Formigoni “a tutela dell’istituzione Lombardia“. Gli argomenti svolti dall’ambasciatore, che sembra trovarsi a disagio nel ruolo, sono piuttosto triti, malgrado le sue capacità intellettuali, e non vale la pena di riferirli nè di contraddirli, tanto più che Formigoni si sta dimostrando un ottimo combattente.

Vale la pena, invece, rilevare l’incogruenza della sollecitazione (“se Formigoni prendesse l’iniziativa di sciogliere il consiglio e tornare alle urne, farebbe ai lombardi e in particolare ai milanesi il migliore dei regali possibili“) e della conclusione (“quello di arrivare all’appuntamento dell’Expo senza i sospetti e le vicende giudiziarie che avvelenerebbero gli ultimi tre anni del suo mandato“). Perchè, infatti, un nuovo presidente e un nuovo consiglio dovrebbero essere scevri di sospetto – di questo parla Romano – non è spiegato e francamente il ragionamento appare capzioso e non condivisibile.

Mentre appare politicamente opportuna la prospettiva della ricomposizione della giunta e dell’adozione, se possibile, di una maggiore trasparenza sia nella scelta degli assessori che nelle scelte di governo della regione. I lombardi apprezzano l’attività di Formigoni, che li rappresenta degnamente, la regione è virtuosa (Romano precisa “in termini relativi“, si potrebbe ulteriormente precisare in termini stupendamente relativi, dovendo assolvere il ruolo di locomotiva di un paese non poco zavorrato), i processi penali devono essere celebrati in aula, non nei giornali nè nel paese, perchè in tal caso ben altri processi a valenza economica dovrebbero essere celebrati pubblicamente, la pretesa del ricorso alle urne è un’offesa all’ordinamento democratico nazionale.

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