Charlie Hebdo we care


La strage dei redattori di Charlie Hebdo è un attacco al cuore dei valori, dei costumi e delle leggi che governano la cultura occidentale da duemila anni. E’ un attacco compiuto da poche persone, che si inserisce in una strategia di guerra perseguita in danno sia di coloro che hanno perso la vita nell’attentato e di quanti perdono la vita ogni giorno nei vasti territori occupati dagli strateghi del terrore, che delle società diverse, che, nei disegni di questi strateghi, sono destinate alla sottomissione o alla morte.

E’ un ritorno ai secoli bui, alle insidie sulle strade consolari, agli agguati mortali commessi sull’uscio della porta di casa. Non è accettabile, come non sono accettabili la violenza, la schiavitù e la perdita della dignità, tutti diritti umani cari a Paolo Ungari, presidente della commissione dei diritti umani presso la presidenza del consiglio, cessata con la sua misteriosa scomparsa.

E’ un’occasione per comprendere come Israele sia vissuta per decenni, accerchiata dalla fisicità dei nemici e dalla diffidenza di non pochi stati democratici europei. E’ un’occasione per diventare più forti e più giusti.

La reazione in Europa non è stata uguale dappertutto ed è anche bene che sia così, perché le differenze provocano la riflessione, l’approfondimento e le scelte. Pensiero e azione.

Sebastiano Maffettone ha scritto un pregevole pezzo sulla “via difficile per evitare una guerra di valori”, spiegando che i grandi valori della modernità occidentale, tra cui il liberalismo e la democrazia, non sono ben visti da molti indiani, musulmani, arabi e africani, e sollecitando la riflessione “per separare il grano dal miglio”, nella consapevolezza che i valori della propria civiltà non possono essere imposti.

Pienamente d’accordo, alla condizione non solo della reciprocità, ma soprattutto della consapevolezza che la riflessione non basta. Bisogna tenere distinti i territori dell’analisi e della difesa, da perseguire sul campo del confronto intellettuale, morale e, all’occorrenza, materiale.

Il Nuovo Mille ha sollecitato per mesi un’attenzione sul tema della marineria e della difesa nel Mediterraneo, apparentemente ignorata dai due dicasteri che più dovrebbero dimostrarsi informati e attenti: interni e difesa, oltre ovviamente agli stati maggiori della difesa e della marina. Non sembra che le legittime sollecitazioni del Nuovo Mille siano state raccolte, a giudicare dalla confusione, dalle polemiche tra esponenti della politica e anche tra interni e difesa.

E si badi bene che non è richiesta una nuova “unità nazionale”, perché la memoria della precedente, che ha consentito l’occupazione del potere da tanti cialtroni che ancora infestano la politica, è fresca nei più anziani.

Servono il dibattito, nel parlamento e nel paese, le decisioni immediate, in Italia e in Europa, le attività conseguenti. Da quanto si è visto nei giorni scorsi sembra che “chi di dovere” stia aspettando soltanto il prossimo attentato.

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