Cattive notizie per la Fondazione Open


La Fondazione Open, cassaforte dell’azione politica di Renzi, è stata legittimamente indagata dalla Procura di Firenze, secondo i giudici del Riesame. Non sarebbe stata dedita all’approfondimento e al dibattito delle idee, quanto al sostegno della carriera di Renzi e della sua squadra, compiendo attività di partito politico, soggetto, pertanto, alla normativa sul finanziamento dei partiti.

Renzi, in Senato, si è pronunciato contro l’iniziativa giudiziaria, lesiva – a suo dire – del principio della ripartizione dei poteri. Riscuotendo notevoli consensi in ambiente politico e non solo.

Anche noi siamo fermamente affezionati al rispetto del principio di ripartizione dei poteri e al suo corollario, che i poteri non possano invadersi, sovrapporsi o escludersi a vicenda. Così come abbiamo ricordato, di recente, che il principio dell’indipendenza del magistrato nell’esercizio della funzione (e non della magistratura come ceto) garantisce – o dovrebbe garantire – il cittadino giudicato, non il magistrato. Con la conseguenza che il cattivo giudizio debba essere rimediato prontamente da altri giudici liberi, che rendano conto della loro attività ai cittadini, nel cui nome, infatti, vengono proclamate le sentenze: “In nome del popolo italiano” è scritto nell’intestazione delle sentenze.

Alcuni illustri giuristi si sono espressi in soccorso della Fondazione Open, sull’assunto che l’abolizione del finanziamento pubblico abbia comportato un cambio di passo nella regolamentazione prevista per i finanziamenti privati. Ma il Tribunale del Riesame si è attenuto ai fatti presentati dalla Procura. Il conflitto giudiziario andrà avanti a lungo.

Nel frattempo, Renzi è diventato un facoltoso conferenziere, in grado di finanziarsi, almeno in parte, l’attività politica. Resta il dubbio che, senza la Fondazione, sarebbe rimasto un quisque de populo, uno qualunque.

 

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