Caso Moro, tutto da indagare


Il caso Moro risale all’anno 1978, ma non è un cold case, a giudicare dalla rinnovata attenzione che la vicenda riscuote in ambito politico, giornalistico e storico.

Nei giorni scorsi l’ex generale dei carabinieri, Antonio Culicchia, impegnato all’epoca nelle indagini, ha dato un’intervista alla Verità in cui non ha lesinato critiche a Prodi e agli altri partecipanti alla famosa seduta spiritica, secondo lui mai avvenuta.

L’intervista è circostanziata e potrebbe avviare una indagine su aspetti mai chiariti della vicenda criminale. Non sono trattati, invece, nell’intervista gli aspetti politici della scomoda liaison tra gli spiritelli evocati e il prigioniero eccellente.

E’ chiaro che il caso Moro ha influenzato il corso della politica italiana. E non certo in meglio. Come lo stesso Moro aveva predetto. Il processo dei responsabili finora identificati si è concluso da tempo con numerose condanne, già scontate. Ma i misteri con il tempo non si dipanano, si infittiscono. La letteratura sul caso è imponente. Lo stesso ex generale ha scritto il libro dal titolo eloquente “Uccidete Moro”, destinato ad alimentare letteratura e impegno giudiziario.

Ha tentato puntigliosamente di dipanare la matassa e di offrire risposte almeno sul piano storico, anche Miguel Gotor, con la riedizione di un libro che si legge come una spy story“Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano”. La ricostruzione delle informazioni pervenute dalla prigionia e della controinformazione opposta dalle personalità direttamente investite da Moro e dai partiti è meticolosa, perfino, a tratti, ripetitiva.

 Emerge il ritratto di Moro come persona fuori del comune, intelligente, consapevole della situazione, ma impegnato, fino alla fine, a negoziare la sua salvezza. Con i nemici visibili e invisibili. Emerge il doppio e triplo giochismo dei carcerieri, infiltrati o emissari di agenti esterni. Non a caso, l’autore osserva che la dimensione spionistica della vicenda è fin troppo evidente, anche se non è stata approfondita nel processo, né in altra sede.

Rimangono da dipanare gli effetti politici della morte di Moro, che all’epoca sono apparsi il frutto della sua comprensibile angoscia e ora si rivelano in tutta la loro consistenza drammatica. Per Moro e per l’Italia.      

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