Caso Moro, altro che partito della fermezza


I lettori ci hanno chiesto di tornare sul caso Moro, a dimostrazione dell’interesse e della commozione che ancora, a distanza di anni, investono la vicenda. Forse la più drammatica e la più misteriosa della storia repubblicana, malgrado le commissioni parlamentari, i processi, le inchieste giornalistiche e i libri.

Abbiamo scritto in un precedente articolo che Miguel Gotor, autore del Memoriale Moro, ha fatto un’analisi avvincente e puntigliosa del rapimento (o del prelevamento, come lo chiamò Moro in una lettera), in base ai fatti accertati, agli eventi che ne sono seguiti e alle lettere di Moro dal carcere, senza trarre però, dal suo notevole impegno, la conseguenza che balza agli occhi del lettore.

Moro è stato rapito perché consegnasse ai suoi carcerieri informazioni ed è stato ucciso perché le informazioni non fossero rese pubbliche. Una parte delle lettere è stata rinvenuta in circostanze fortunose, anni dopo, nel covo di via Monte Nevoso, a Milano. La maggior parte delle lettere non è mai stata rinvenuta. E’ verosimile che sia stata trattenuta, esaminata e valutata dai carcerieri o dai mandanti, invece di essere consegnata e pubblicata.

E’ verosimile che il rapimento sia stato strumento di ricatto e che la morte abbia impedito la divulgazione del ricatto. Da allora custodito in una cassaforte, chissà dove, per il perseguimento di finalità che, tuttora, inquietano la storia patria.

Gli epigoni dei protagonisti di allora sono diventati i protagonisti di oggi. Il filo rosso non è stato spezzato. Moro aveva vissuto da protagonista tutti gli anni del dopoguerra, dapprima, giovane, gomito a gomito con le personalità della Repubblica, in seguito lui stesso personalità eccellente. Aveva vissuto il Piano Solo.

Era informato dei retroscena di indagini e di attività di intelligence che non giungono nei tribunali e nelle inchieste parlamentari. In una lettera si riferisce espressamente agli “americani” e ai “tedeschi”, intendendo verosimilmente che non si trattasse dei popoli e delle amministrazioni ad avercela con lui.

 Tutto questo è custodito in una cassaforte e continua (non possiamo dire che: verosimilmente, fino a nuovi, inediti sviluppi del caso) a determinare la storia della Repubblica italiana.         

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