Caso mascherine dalla Cina


La vicenda delle mascherine dalla Cina, che è costata alle casse dello Stato quasi 70 milioni di provvigioni (anche se il pagamento è stato fatto dalla Cina, et pour cause, direbbe qualcuno), continua a non avere risposte. E tutto quello che si sa, è ben più che imbarazzante. Almeno per chi sappia qualcosa di affari e mediazioni internazionali.

Le indagini della Procura proseguono, ma non porteranno a nulla. Sono una mera formalità. Un’iniziativa civile, invece, potrebbe portare a risultati diversi, sul piano del recupero di una parte della provvigione. Ora, non tra 5 anni.

I protagonisti, inseguiti per strada da giovani giornalisti, rispondono ai quesiti a mezza bocca. Uno dei tre visibili (siamo convinti che ci siano anche protagonisti invisibili), il giornalista Rai prestato alla politica, Mario Benotti, però, si è presentato a Porta a Porta e ha dato la sua versione dei fatti. Costellata di casualità, difforme dalla versione di Arcuri, il commissario tuttofare, che ha detto di non conoscerlo.

Poco attendibile, complessivamente, la versione di Benotti, e diciamo perché. Informato da Arcuri del bisogno di mascherine, Benotti ha messo in moto il meccanismo delle relazioni con gli altri due protagonisti, uno dei quali è stato il tramite per l’altro, ben voluto in Cina.

Benotti, beneficiario di 12 milioni, ha detto, in sostanza, di essersi mosso in souplesse, di avere allertato il sistema, ma di non essere stato nemmeno certo del risultato utile, cioè della fornitura e della provvigione, fino alla fine. La sua parte della provvigione gli è stata offerta a cose fatte.

Evidentemente si è trattato di un affare tra gentiluomini. Perché, di solito, le provvigioni, negli affari internazionali in particolare, sono difficili da riscuotere. Richiedono appoggi idonei a vincere le resistenze maliziose che si scatenano al momento del pagamento. Quando le parti sono in contatto, quando la merce è stata consegnata e il prezzo è stato pagato, perché pagare la provvigione e ridurre il margine di utile?

Benotti è stato fortunato, perché l’imprenditore cinese, dando dimostrazione di rispettare un’etica degli affari da mormone (posto che i mormoni siano meno maliziosi dei non adepti), ha pagato gli altri e la sua parte gli è stata prontamente girata. Meglio per lui, che abbia incontrato persone serie.

Beneficiario per caso, Benotti si è dichiarato, invece, meno ingenuo nei confronti dello spiffero uscito dalla banca, scritto, secondo lui, con linguaggio da questurino. Dietro la denuncia, ci sarebbe, in sostanza, una specie di complotto a carico di loro tre protagonisti meritevoli della vicenda. Vespa non ha esagerato con le domande.

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