Cantone, la sfida del Quirinale


Un magistrato al Quirinale? Raffaelle Cantone, di professione magistrato inquirente, prima presso la procura di Napoli e poi presso la procura distrettuale antimafia, presidente in carica dell’autorità anticorruzione dopo alcuni anni di servizio nel massimario della cassazione, noto nell’ambiente giudiziario, ma ignoto al pubblico fino all’assunzione dell’incombenza sul fronte della corruzione, è considerato un possibile candidato outsider alla presidenza della repubblica.

Minoli, intervistandolo, ha stimolato la sua reazione, senza esito. Se la candidatura acquisisse peso, sarebbe la prima volta della repubblica che un esponente della società civile, impegnato sul fronte della criminalità, ma lay man della politica, assume la funzione. Anche Ciampi non ha avuto origini politiche, essendo stato per decenni in banca d’Italia, ma nei dieci anni precedenti l’elezione alla presidenza, è stato ministro e presidente del consiglio, quindi la contaminazione della politica c’è stata in abbondanza.

Di Cantone è noto il profilo professionale, non un precedente impegno in politica. Il quesito di fondo è se la funzione presidenziale richieda una preparazione specifica e una consuetudine alla politica oppure se la gavetta possa essere evitata perché i compiti presidenziali non richiedono una precedente frequentazione del milieu dei partiti.

La risposta ovvia è che la preparazione, intendendosi per tale la conoscenza di principi, di prassi e di problemi, è necessaria. Meno necessaria appare la dimestichezza con segretari dei partiti e parlamentari (dei quali, incidentalmente, non sono sempre apprezzate le virtù). Altro quesito è se, nel corso dell’attività anticorruzione, Cantone offra concretamente dimostrazione non soltanto di dedizione al lavoro, che c’è, ma anche di attenzione agli effetti della corruzione, che rivelano il malaffare e non si possono considerare mere questioni di contorno, quali, ad esempio, la libera concorrenza tra imprese, pregiudicata sia dalla mala pianta della corruzione in senso proprio, sia dal cosiddetto capitalismo di relazione (che non è soltanto corruzione dei costumi).

Dalle sue dichiarazioni pubbliche è emerso nettamente il profilo inquisitivo, applicato alla materia, meno il profilo della prevenzione politica e sociale, tramite il controllo degli squilibri concorrenziali e la correzione delle distorsioni. Ma la libera concorrenza in ogni campo (avversata nella scuola, così come nell’impresa) è ancora una chimera nel paese, che ha eletto la “relazione” amicale e corporativa e l’assistenzialismo (nella migliore delle ipotesi) a sistema.

In definitiva, il paese potrebbe scommettere su Cantone, ma Cantone è disposto a impegnarsi di persona, come presidente dell’autorità o inquilino del Quirinale, nello sviluppo del paese pregiudicato dalla corruzione?

 

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