Cambia l’equilibrio di potenza tra Stati

mappamondo

Negli ultimi 20 anni l’equilibrio di potenza tra gli Stati è cambiato del tutto. Si è affermata la Cina come nuovo protagonista. Si sta riaffermando la Russia, dopo la cura dimagrante imposta dalla caduta del Muro di Berlino. Sta rivedendo il suo ruolo di gendarme del mondo libero, con notevole dibattito interno, l’America. Nel frattempo il Mediterraneo, che ha risentito, per decenni, dell’immobilismo indotto dalla Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, è esploso. Il Caos libico, provocato da Francia e Regno Unito, per motivi e con obiettivi diversi, con l’esitante benestare americano, è un aspetto inquietante della nuova politica internazionale, o della mancanza di politica, e non è l’unico. Isis e terrorismo sono fioriti in Nord Africa, in Medio Oriente e in Europa e sono due fenomeni certamente non secondari, fortemente destabilizzanti, e, purtroppo, destinati a non estinguersi molto presto. La belligeranza aspra, confusa e multiforme in Medio Oriente è, altrettanto, destinata a durare a lungo. Non ci saranno nuovi confini territoriali imposti alle etnie dalle potenze straniere (diversamente da quanto avvenne nel secolo scorso).

Insomma, la balance of power theory, perseguita dichiaratamente nel secondo dopo guerra, a fini di mantenimento dei rapporti di potenza, soprattutto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ora è alterata e fluttuante. E i tre, prima ricordati, principali, protagonisti non vogliono accordarsi su nulla. Almeno, allo stato. Dovranno farlo, ma prima vorranno conquistare terreno, togliendolo agli altri, per assicurarsi zone di influenza militare e commerciale. In questo scenario, per una curiosa concomitanza di fattori, l’Europa ha perso il suo antico ruolo di centro del mondo, provocato dalle antiche civiltà che si sono affacciate sul Mediterraneo e poi dall’Impero Romano, e di ex gigante dell’economia, cessato, incredibilmente, in meno di 20 anni. In Italia, così come in Europa, non c’è una politica estera degna di questo nome. Anzi, c’è da dire che gli Stati membri dell’Unione Europea fanno del loro meglio per scadere nel ranking della ricchezza e del ruolo di potenza, almeno economica. In sostanza, la politica internazionale, in questo momento, è nelle mani di Cina e Russia (e dei loro abili leader). Gli Stati Uniti faticano, da anni, a ridefinire il proprio ruolo di potenza mondiale. E, certamente, il conflitto interno tra le due anime rappresentate ora da Trump e dai suoi avversari non aiuta. La Fondazione Kissinger si è dimostrata critica nei confronti delle ultime amministrazioni, ma non ha, finora, pubblicato un documento sulle prospettive di un Nuovo Ordine Mondiale. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il suo brillante fondatore, demiurgo dell’Ordine Mondiale post Vietnam, anziano, ma sempre in pista.

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