Calenda, ti proponiamo un dibattito sulla democrazia liberale

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“Perché ora serve una forza liberale”, ha scritto Carlo Calenda al Corriere della Sera, rispondendo ad un articolo di Antonio Polito sulle infauste prospettive del confronto solitario del Pd con Lega e Cinque Stelle. La ricetta di Calenda è, in sostanza, il ricorso alle forze liberali e popolari che “devono entrare in partita, il come è però ancora poco chiaro”.

Il NuovoMille.it qualcosa sa di liberalismo, per l’antico impegno del fondatore nel M.i.l.l.e., propiziato da Montanelli in concorso con l’anima e le forze atlantiste che allora pervadevano una parte della politica italiana, e per le successive frequentazioni con la Fondazione Einaudi presieduta da Valerio Zanone (in seguito espugnata da sedicenti liberali tutt’ora all’opera), e interloquisce da lontano con Calenda, proponendogli un dibattito più ampio sui temi da lui affrontati nella lettera.

Il tema presupposto da Calenda si sostanzia in due frasi: “la condivisione dei principi di fondo della democrazia liberale e la collocazione internazionale rappresentano il vero discrimine della politica contemporanea … ciò è particolarmente attuale nell’Italia governata da forze che vogliono smontare la democrazia liberale e che hanno portato il Paese fuori dal gruppo dei fondatori dell’Unione Europea”, a cui segue una breve analisi politico – sociale meritevole di dibattito.

Il primo punto riguarda, quindi, la democrazia liberale, cosa sia e se sia mai stata attuata in Italia, dagli anni 50 in poi, dalle forze politiche allora in campo, sostenute dalle alleanze dell’epoca. Il secondo punto, da discutere sulla base dell’analisi precedente, riguarda lo stato delle cose, influenzato, in parte, dalle forze politiche ora in campo e dalle attuali alleanze, e, in parte, dalle domande, soddisfatte o insoddisfatte, che i cittadini/elettori pongono alla politica.

La democrazia liberale non si mangia (per mutuare dal noto aforisma di Tremonti che la cultura non si mangia) e il dissesto della politica italiana, non solo economico, si può imputare con esattezza a qualcuno, e non esclusivamente ai governi degli ultimi 6 anni, che al dissesto hanno contribuito soprattutto con l’incapacità di risolverlo o, quanto meno, di attenuarlo. Poi vengono gli altri punti da discutere, che riguardano le prospettive, le proposte e le verifiche. Come si conviene in un dibattito concernente un’astratta democrazia liberale.    

 

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