Calenda nuovo protagonista, se le condizioni non mutano


Calenda si sta facendo strada nella politica italiana grazie ad una certa sua diversità antropologica dal politico tipo del giorno d’oggi (ignorante e maleducato), oltre a consistenti investimenti nel web e alle ricorrenti apparizioni televisive, di cui sta prendendo le misure.

 La presenza ci vuole, ma il troppo stroppia. E – dulcis in fundo – Calenda fa largo uso della politica ragionata, a cui si accompagnano comprovate capacità personali.

Da ministro dello Sviluppo Economico, subentrato alla Guidi, che si è dimostrata migliore imprenditrice che esponente politica, Calenda ha dato buona prova di sé. Ha lavorato (non è così scontato) e ha introdotto la prospettiva di una rinnovata politica industriale. Non è molto, ma è qualcosa. E si è preparato la strada anche per una rinnovata proposta politica.

 Non gli è andata bene con il Partito Repubblicano, osteggiato da tutti, in realtà per osteggiare lui. Gli è andata meglio con l’elezione, non scontata, al Parlamento europeo nelle file del Pd, prontamente abbandonato per il suo partito, Azione, che echeggia il Partito d’Azione del dopoguerra, povero di successi ma ricco di pensatori (veri).

I suoi referenti, noti e ignoti, gli hanno detto (immaginiamo): noi ti garantiamo alcune condizioni, il resto deve essere opera tua. E Calenda non si è tirato indietro. Si è fatto un piccolo gruppo di fedelissimi, ma proprio pochi, e sta cercando di costruire una rete territoriale, come una volta. Ma il mondo è cambiato, le prospettive del Paese non sono rosee e non bastano le idee a infiammare gli elettori, e averne il voto. Il potenziale bacino elettorale di Azione al momento non è definito.

Gli stessi elettori ondeggiano tra l’ex destra e l’ex sinistra, senza trovare risposte alle loro esigenze. L’offerta politica quindi è tutta da fare, in chiave interpretativa dei bisogni dei cittadini. Che ora, dopo il lockdown, sono drammaticamente centrati sul lavoro o, per meglio dire, sulle prospettive di una ripresa economica che tenga conto almeno di due fattori: l’impossibilità di ricominciare come se nulla sia stato, la necessità di affrontare le incognite di una politica estera a forti tinte, in cui la parola “imperialismo” è ormai comunemente accettata.

 Calenda e i suoi sanno per certo due cose: si devono muovere nel mare periglioso del conflitto tra Stati Uniti e Cina, in cui l’Europa è un ghiotto boccone; non devono avere la concorrenza interna di Italiaviva o del Partito di Renzi, che dir si voglia. Che si muove nello stesso bacino elettorale (sempre potenziale) ed è più conosciuto all’estero, essendo stato sperimentato, di fatto, con la presidenza Renzi, per oltre tre anni. Le persone sono entrambe abili, con caratteristiche diverse, con capacità di adattamento variabile.

Per quel poco che si è potuto vedere finora, in ogni caso, si può sicuramente affermare che Calenda sarà un protagonista della politica italiana, se i suoi referenti non gli cambieranno troppo le carte delle condizioni di contesto in cui Azione si sta inserendo.    

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