Bonafede contro lo Stato di Diritto


Lo Stato di Diritto, già malandato, rischia di uscire a pezzi dal governo a Cinque Stelle. Il ministro Bonafede mena vanto di due leggi (la cosiddetta “spazzacorrotti” e l’abolizione della prescrizione penale) che, alla prova della tenuta di costituzionalità, si stanno dimostrando illegittime. Della prescrizione senza fine, che favorisce i malfattori e non le persone perbene, abbiamo già detto.

La spazzacorrotti, scremata dalla ideologia e dalla demagogia care ai Cinque Stelle in caduta libera, poteva essere un segnale, una stretta su cattive abitudini dei cittadini, che, in primo luogo, riguardano la politica e i vari poteri dello Stato. Per definizione, la corruzione riguarda due soggetti, uno dei quali è investito di potere: il corruttore paga per ottenere un risultato altrimenti negato dalla legge; il corrotto, dotato del potere necessario a offrire quel risultato, incassa e manomette il sistema della legalità. Rimediare alla corruzione diffusa è cosa buona e giusta. Però, in conformità ai principi di diritto fondamentali, garantiti dalla Costituzione, uno dei quali è che non si possa essere puniti dallo Stato, se non per un fatto che sia previsto dalla legge come reato.

I Cinque Stelle o ignorano, ma non è una scusa, o non sono d’accordo. La questione è allora approdata alla Corte Costituzionale, e – caso più unico che raro – l’avvocato dello Stato ha raccomandato alla Corte di ascoltare (e quindi accogliere) le ragioni degli avvocati ricorrenti. Se passasse il principio che oggi si possa stabilire quello che non si poteva fare ieri, il cittadino sarebbe in balia del potere, più di quanto sia mai stato. Anche durante il fascismo, il principio di irretroattività della legge penale è stato rispettato, ed è tuttora legge del codice Rocco. Fino al governo a Cinque Stelle, che non vuole combattere le illegalità, vuole distruggere lo Stato di Diritto.

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