Bettini all’opera

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Se c’è bisogno di lui, non si fa pregare, e rimette le mani in pasta. Goffredo Bettini è tornato, ha riorganizzato il partito, non solo a Roma, ed è stato l’artefice della scalata di Zingaretti alla segreteria. In funzione antirenziana, perché Renzi è di quelli che pensano: o con me o contro di me. E Bettini lo sa.

Non è detta l’ultima parola, naturalmente. Perché anche Bettini è flessibile, innovativo per sé stesso e per quelli che ha a cuore. Diciamo che non è il tipo di Renzi, e forse viceversa, ma, in politica, mai dire mai.

Intervistato dal Corriere della Sera come personaggio eccellente della sinistra (sotto osservazione di Cairo?), Bettini che ha doti organizzative, ma è capace anche di analisi, ha riconosciuto che al Pd “non bastano le lotte pur sacrosante sui diritti individuali … in questo modo ci è sfuggito il popolo”. Tradotto, significa – come noi sosteniamo da anni – che il disastro del Pd è nelle persone (non c’è dubbio), ma soprattutto nella politica delle persone.

Modeste o modestissime, prive di personalità veramente eccellenti, delle sezioni e della scuola delle Frattocchie, se non si occupano dei diritti individuali che fanno tendenza, i politici del Pd di cosa si possono occupare? Dei diritti sociali? Ma cosa sono questi diritti sociali, si chiedono i maggiorenti, variamente denominati Ztl (perché vivono in quartieri chiusi al traffico) o gauche caviar (dalla pietanza preferita).

Vai a spiegare che la gente, il loro ex elettorato, vive sempre peggio, che nelle periferie è sommerso dal degrado, che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. A qualcuno manca perfino il pane. Chi sarà il primo o la prima, a sinistra, a chiedersi perché al popolo non vengano date le brioche? Attendiamo con ansia.

 

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