Berlusconi contro la Destra


Prosegue la campagna di distruzione della Destra da parte di Berlusconi, tramite il Giornale, il Corriere della Sera e altri mezzi. I suoi aficionados (l’oligarchia che domina Forza Italia) lo seguono, non si capisce ancora se per complicità o inconsapevolezza. Propendiamo per la complicità.

La Destra non ha vinto, né convinto, alle elezioni del 4 marzo per le responsabilità politiche di Berlusconi, al quale non ascriviamo altra colpa, se non l’inganno dei suoi elettori. Secondo la nostra analisi anche nel 1994/5 (non siamo mai stati convinti dal giro di valzer di Bossi), ma di certo dal 2001 al 2006, quando i cittadini italiani si aspettavano la svolta liberale nel Paese e la conquista di un ruolo sulla scena internazionale. La svolta liberale non c’è stata e Berlusconi ha intrattenuto rapporti personali con vari protagonisti della scena mondiale senza trasferire alcun vantaggio all’interno del Paese.

Forza Italia era (ed è) Berlusconi, abile, ma disinteressato nei destini del Paese. L’oligarchia al comando del partito è composta dai soliti volti, 5 o 6. Come risultato della inconsistenza politica di Forza Italia/Berlusconi (tanto più colpevole, in quanto abile e navigato), si è affermata la Lega, con l’unico punto politico a suo favore del contrasto alla immigrazione illegale. Ora Berlusconi vuole dissolvere il vantaggio competitivo della Lega su Forza Italia, archiviando il Governo giallo – verde. In favore di chi? Non a favore di questo Pd, che è, a sua volta, in dissesto, privo di guida, di visione e di offerta politica.

Renzi, che, per ambizione personale e capacità impiegate sul campo, ha contato per una breve stagione, nel Pd e nel Paese, è sotto osservazione. Potrebbe avere cambiato orientamenti politici in favore della ambizione personale. Non ne abbiamo ancora la prova provata, ma le frasette mutuate dal gergo prodiano sulle inchieste delle Procure a carico di Lega e M5S appannano il ricordo delle sue campagne, avversate – non è stato un caso – da D’Alema e dalla compagnia di giro del vecchio partito, in cerca di tutori.

Non si profilano all’orizzonte scenari di quiete nel Mediterraneo e nei Paesi limitrofi e l’Italia è impreparata per i conflitti di potere interno, che riflettono personalismi disposti a tutto. A spese dell’Italia.

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