Barca alla prova delle influenze indebite

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Barca ha rivestito per oltre un anno veste e funzioni di tecnico della politica, ma in prossimità della scadenza del mandato, avendo intuito che le prospettive di conferma per il suo ministero si profilavano assai esigue, ha assunto un profilo decisamente politico, incuneandosi nella disgregazione del partito di appartenza ideale, il Pd.

Si può ritenere, all’esito degli avvenimenti, che in precedenza il partito non gli concedesse spazio, non almeno lo spazio che la sua legittima ambizione richiedeva, e Barca non ha esitato a cogliere le opportunità consentite dal progressivo scadimento della segreteria Bersani, stabilendo una alternativa all’unica opzione fino a quel momento riconosciuta dal partito, dall’elettorato e dal paese, l’opzione Renzi. Visto che Renzi, per la sua storia, per l’estraneità all’apparato e per l’esigenza della distinzione, si è proposto come liberalpopolare progressista (ma non epigono del cattocomunismo la cui ultima rappresentante nota sembra Rosy Bindi), Barca ha dovuto scegliere come caratterizzarsi e su quali forze eventualmente contare, posto che di sue in questo momento non ne ha, ed ha fatto, forse a malincuore, l’unica scelta possibile, la sinistra del partito e della coalizione.

Punta alla disgregazione Barca, nel momento di maggiore debolezza del partito, per affermare la propria leadership di una parte significativa dello schieramento, suscettibile di attrarre anche gli scontenti del grillismo? La sua anima politica non potrebbe non puntare alla disgregazione, anche immediata, subito dopo la fiducia al governo Letta, perchè il momento è propizio e l’occasione potrebbe non ripresentarsi. Ma la parte del partito a lui comunque cara, l’intellighenzia che appare meno ma coltiva il potere, approverebbe?

Tra l’altro, oggi anche l’intellighenzia non è più coesa come un tempo, soprattutto non è più soltanto nazionale. Se Renzi è sostenuto da concreti interessi economici, oltre che dalla grande popolarità dovuta alla giovane età e ad una certa sfrontataggine, Barca non può essere da meno, tanto più che i suoi studi e l’eredità della sua famiglia lo portano a proporre un profilo da globe trotter dell’economia, della burocrazia e della politica. E qui si possono presentare, a suo carico, non a suo vantaggio, richieste di sostegno di una visione non esattamente coerente con la cultura più profonda della sinistra italiana, antiatlantica, antifinanziaria,  antindustriale, antinazionale.

Il compito immediato di Barca, che potrebbe essere già in ritardo, consiste nel tentativo della conciliazione di anime opposte e opposti interessi. Lo ha capito e sta lavorando in questa direzione? Il suo documento infarcito di termini complicati consente di ritenere che Barca anteponga, almeno in questo momento, l’esigenza di apparire all’esigenza di essere nell’ambito di una visione condivisa con la parte dello schieramento, che non dovrà mancare all’appello, pena l’insuccesso dell’iniziativa. I prossimi giorni consentiranno agli osservatori di comprendere se Barca ha il coraggio politico richiesto dalle circostanze, oppure se è destinato a rientrare nei ranghi.

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