Attualità storica della terza via di Berlinguer

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Giampaolo Pansa è tornato al Corriere della Sera. Speriamo che gli faccia bene (al Corriere). Nei giorni scorsi ha ricordato l’intervista che gli concesse, l’11 giugno del 1976, Berlinguer, segretario del Pci, restio, di solito, a incontrare i giornalisti.

Il 1976, per chi non abbia vissuto quegli anni, è stato un anno decisivo per la politica italiana. Era nell’aria che il Pci potesse sorpassare la Dc. E, in effetti, alla tornata elettorale delle politiche che si tennero pochi giorni dopo l’intervista, il Pci passò ad uno storico 34,4 per cento, a ridosso della Dc.

Al punto che Moro, presidente del consiglio, parlò di vittoria di entrambi i partiti e introdusse nel lessico della politica espressioni che, in seguito, sono entrate a far parte della storia della Repubblica. Tra queste, partiti dell’“arco costituzionale” (tutti meno il Msi) e “convergenze parallele” (tra i due partiti “vittoriosi”). Cominciò così la stagione del consociativismo, tra Pci e Dc, che significò concretamente spartizione di cariche e di spesa pubblica, in tutti i modi possibili e immaginabili. Era il tempo del ministero delle partecipazioni statali, dell’Iri, dell’ Efim e di altre creature monstre, che Prodi ha ricordato di recente nel corso dell’intervista a Mezz’ora in più.

Ma torniamo all’intervista di Pansa a Berlinguer, pochi giorni prima delle elezioni. Berlinguer pronunciò parole che hanno pesato sul destino del Paese e di Aldo Moro: “Di là, all’Est (l’Unione Sovietica, ndr.), forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all’Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella libertà. Riconosco che da parte nostra c’è un certo azzardo a perseguire una via che non piace né di qua né di là …”. 

Pansa non ha ricondotto questa dichiarazione al rapimento di Moro, sulla cui morte le ombre non si sono mai dissipate. Come ha ricordato Raimondo Etro da Giletti, a Non è l’Arena. Qualcosa di più c’è nei lavori delle commissioni parlamentari che si sono avvicendate nel tempo. Ma non si è mai arrivati ad una definitiva verità giudiziaria. Confidiamo in una futura verità storica, in cui i ruoli delle persone perderanno di senso rispetto ai cicli e ricicli storici. Pienamente attuali.     

 

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