Attualità di Pasolini e Tobagi


Pier Paolo Pasolini e Walter Tobagi, entrambi assassinati, l’uno nel 1975, l’altro nel 1980, non avevano nulla in comune. Vivevano in città diverse, facevano mestieri diversi, conducevano vite profondamente diverse. Apparentemente, tra i due, nulla in comune.

Entrambi, però, avevano il convincimento che la sovversione stragista e la lotta armata contro lo Stato avessero paternità non rivendicate, mai indagate oltre lo strato visibile dell’esecuzione, tutte, in effetti, da decifrare. E l’avevano scritto. Sia Pasolini, che Tobagi, in anni diversi, sul Corriere della Sera. E, per questo, vennero uccisi.

Non si è mai dimostrato che avessero ragione, né che avessero torto. I mandanti occulti delle stragi  e degli omicidi, che dal 1969 al 1980, nelle loro intuizioni, hanno insanguinato le strade e le piazze d’Italia, non sono mai stati scoperti.

Anche i più giovani sanno che le stragi di Piazza Fontana, Milano 1969, e di Piazza della Loggia, Brescia 1974, sono state indagate a lungo, per anni e decenni, ma le verità processuali si sono avvicendate senza giungere ad un approdo certo e definitivo. Anni dopo, negli anni 90 e 2000, altre stragi hanno insanguinato il Paese, e anche di queste non si è appreso molto, oltre le apparenze e i depistaggi.

Nel frattempo, il Paese ha perso posizioni nella gerarchia dei paesi industrializzati, le distorsioni di sistema sono gravissime e il processo di integrazione europea perde colpi.

Non è sufficiente il ricorso al cui prodest per capire, perché il mondo si è notevolmente complicato dai tempi di Pasolini, che sostenne, nel famoso articolo “Io so”, di sapere i nomi dei colpevoli, ma di non avere prove, né indizi. Né le élite, oggi in carica, aiutano granché con le loro riflessioni, incomprensibili, ma ben pagate.

Anche in questo aveva ragione Pasolini, che, in quell’articolo, ebbe parole impietose per gli intellettuali, come, all’epoca, si definivano le élite. Ma le logiche che erano dietro ai ragionamenti di Pasolini e Tobagi forse si possono riprodurre e applicare agli avvenimenti in corso.    

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