ATAC, il concordato non merita applausi

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L’assessore Meleo ha cortesemente commentato il nostro articolo sulla qualità della vita a Roma, ricordando il successo del suo passato impegno a favore della mobilità pubblica, con particolare riferimento al concordato ATAC, e ha concluso con l’auspicio che la percezione dei cittadini possa, in prospettiva, dare ragione alle scelte dell’amministrazione Raggi.

Noi, da cittadini romani che camminano per le strade della città e usano i mezzi pubblici, condividiamo l’auspicio, perché – si sa- la speranza è l’ultima a morire, ma temiamo fortemente che l’assessore coltivi illusioni ingiustificate.

Ci permettiamo di contraddirla anche in tema di ATAC, per rimanere nel suo esempio del concordato, che noi non consideriamo un successo e, a suo tempo, abbiamo criticato, come i nostri lettori sanno, contestandone i presupposti di ammissibilità giuridica e di utilità pratica.

Nei giorni scorsi sono filtrate le note di disappunto della dirigenza sui risultati della gestione osservata dai commissari nominati dal tribunale. Per i cittadini non è cambiato nulla. Il servizio pessimo era e pessimo è rimasto. Però, visto l’investimento in professionalità, non poco oneroso (anzi, inizialmente ritenuto scandaloso da tutta la stampa), si poteva sperare che, dietro le quinte, i germi del miglioramento della gestione e del servizio attecchissero. Così non è stato, come era nelle nostre previsioni, e, come, tutto sommato, era lecito attendersi.

Perché il concordato avrebbe dovuto migliorare il servizio pubblico, posto che sussistessero i presupposti per l’ammissibilità alla delicata procedura concorsuale? A questa semplice domanda, all’epoca non abbiamo avuto alcuna risposta dalla sindaca e, ora, abbiamo, nei fatti, una risposta conforme alle peggiori attese.

Il concordato non è servito a nulla, se non a spendere qualche decina di milioni: a proposito, quanto esattamente? Le banche, che non sono indenni da responsabilità nell’affidamento del credito (come la Cassazione insegna), sono state privilegiate al Comune, che ha postergato il proprio credito al 2036. Qualcuno ha osservato che si è trattato di una vera e propria alterazione del bilancio, in contrasto con gli interessi della città e dei cittadini.

L’assessore si fa vanto di avere mantenuto il controllo pubblico dell’ATAC. Che è sostanzialmente licenza di spesa pubblica a fondo perduto (tale è un credito postergato di 20 anni). Mentre i cittadini viaggiano sui mezzi pubblici peggio che nel dopoguerra. Quando le tasse sulle case non si pagavano e sui mezzi c’erano i bigliettai. Cosa non ha funzionato?

Ce lo deve dire la sindaca, che, in sostanza, ha due compiti: far viaggiare i cittadini e tenere la città pulita. Dei mezzi pubblici abbiamo parlato. Il degrado delle strade è sotto gli occhi di tutti. I rifiuti si accumulano. Il malaffare si mischia con l’incompetenza e l’ideologia.

Per l’ATAC, ogni opzione alternativa al concordato sarebbe stata premiante. Sul tavolo c’erano la cessione alle Ferrovie dello Stato, che è società privata per modo di dire, o il fallimento o prima il fallimento e poi la cessione. Noi avremmo preferito la terza opzione. Almeno le responsabilità politiche e amministrative sarebbero state indagate e sanzionate.

Non è escluso che, dopo l’anno di “sacrifici”, le opzioni tornino a bomba, e che sindaca e assessore competente si trovino a dover fare, nell’interesse della città, ciò che avrebbero preferito evitare.

 

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