Aria fresca dalla rimborsopoli grillina

di-maio

La notizia che alcuni candidati del M5S abbiano barato con i rimborsi, esponendo il partito al ridicolo e al collasso nei sondaggi elettorali, non è una fake news. Di Maio ha già minacciato sfracelli a carico degli infedeli e qualche “mela marcia” (parola di Di Maio) ha cominciato a fare autocritica. Una splendida vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera attribuisce a Renzi il commento migliore che sia finora circolato: “Purtroppo (i grillini) stanno imparando a fare politica”. La notizia piomba sulla campagna elettorale con fragore e potrebbe cambiare il corso degli avvenimenti, alterando il “sentimento” (come dicono i sondaggisti) degli italiani per Grillo, Di Maio e Co.. Di certo, dimostra che non c’è differenza tra le persone, che non c’è un gene del bene (o del male) impiantato nel Dna di pochi eletti, che non c’è una “razza” superiore nemmeno in politica. I grillini sono persone come tutte le altre, solo un po’ meno competenti. Roma docet.

Soltanto la assoluta trasparenza del Palazzo potrebbe, in gran parte, ovviare alle astuzie dei politici delle varie assemblee istituzionali, dal Parlamento in giù. Ma il Parlamento risolve con l’autonomia della politica e l’autodichia (si giudica da sé) e l’assenza dei bilanci e dei rendiconti di qualsiasi tipo. Anche rendiconti politici, di iniziative promesse e non mantenute o intraprese e poi inaspettatamente abbandonate. Proprio Di Maio, su nostra segnalazione, ha depositato una interrogazione parlamentare sul caso Seat Pagine Gialle Spa (il dissesto della società quotata che ha impoverito 300 mila risparmiatori di 10 miliardi di euro), ma poi il caso ha voluto che l’interrogazione non venisse discussa in Aula e che Di Maio abbia dimenticato i 300 mila risparmiatori traditi.

I grillini non sono migliori degli altri, sono soltanto appena arrivati. Chi non ricorda anche la prima Lega Nord, il cappio sventolato in Parlamento, i duri e puri che si riunivano nelle trattorie romane ignorando i fasti delle case patrizie che lusingavano i neo barbari. Be’, le lusinghe hanno fatto breccia. I patrizi romani hanno ottenuto i loro scalpi e le casse della Repubblica hanno pianto anche per mano leghista. E’ troppo facile concludere con l’antico adagio che “il più pulito c’ha la rogna”. Non è il nostro stile e non è quello che vogliamo. Non vogliamo essere costretti a constatare che non c’è niente da fare. Noi vogliamo che il Parlamento sia una casa di vetro e che i Parlamentari impieghino i non pochi soldi, che gli vengono pagati, per fare politica, nel territorio, sfuggendo al ricatto clientelare e impegnandosi nelle tante irrisolte questioni di interesse generale  e pubblico che inquinano la vita della comunità nazionale italiana. Vediamo se, non volendo, rimborsopolicome già qualcuno chiama la disavventura del M5S, produce anche un po’ di aria fresca.

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