Antirenzismo di scopo

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L’antirenzismo dilaga, ha superato l’antiberlusconismo e non di poco. Appena c’è un’uscita di Renzi, magari scontata, il partito degli oppositori, trasversale e mediatico, oltre che politico, si fomenta. La7 imperversa con i suoi programmi di punta. Lilli Gruber schiera i suoi con indiscussa capacità, conosce il mezzo ed è determinata. Per conto di chi? Gli opinionisti ospitati sono una compagnia di giro, più o meno sempre gli stessi. L’informazione è affidata agli umori di Padellaro, Cacciari e Travaglio, ai rilievi di Sallusti, ordinatamente berlusconiani, e alla capacità di resistenza del malcapitato di turno.

Anche altri mezzi riproducono lo schema, con altra forma, e questo è, infatti, uno dei problemi dell’informazione e della politica italiana, fin dai tempi della Dc azionista di maggioranza della Rai (copy right Bruno Vespa, anni 80). Viene da pensare che Renzi debba averla fatta grossa. Ed, effettivamente, è così. Ha cercato di introdurre nella politica, nel bene e nel male, il germe “del fare”. Come, in origine, Berlusconi, che poi ha capito e si è adeguato. E i poteri forti, che favoriscono lo status quo e una società disuguale e provata dalla crisi, non hanno perdonato, né l’uno, né l’altro.

Ora Berlusconi sta cercando di recuperare il rapporto, a fatica, perché ha perso smalto e credibilità. Lo schieramento anti referendario (in effetti, anti Renzi) è stato emblematico. D’Alema ha consumato la sua rappresaglia, mettendo insieme l’accozzaglia di qualche costituzionalista ingenuo e di tanti agitprop che non sanno nemmeno dove la Costituzione stia di casa. La stampa è stata praticamente tutta contro il progetto di riforma (ecco perché i giornali incassano poco, ma valgono tanto) e ora Giovanni Guzzetta ha annunciato un nuovo progetto di riforma costituzionale, questa volta a carattere presidenziale. Con quale prospettiva concreta? Nessuna, se non appaiono sponsor all’orizzonte, che, in effetti, potrebbero apparire.

Il Corriere della Sera gli ha offerto ospitalità e, nella visione di Cairo, dotato di una bonomia soltanto apparente, deve essere un investimento. Guzzetta è smaliziato, sta ai margini della scena politica da tanto tempo, fin dai tempi del referendum di Segni, ma non è stato introitato. Potrebbe essere questa la sua occasione. Vedremo se si tratta di una occasione anche per il Paese.

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