Andrea Romano parla russo

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Andrea Romano, professore universitario e parlamentare Pd, ha esordito in russo nella sua allocuzione antigovernativa più nota sul cosiddetto Russiagate. Nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che è arrivato con qualche decennio di ritardo.

Lui si era preparato fin da bambino ad affrontare il duro esame di ingresso nel Comintern di Botteghe Oscure, quando il russo era d’obbligo per parlare e fare affari con i compagni sovietici. Ora anche i russi parlano inglese, e Romano, non sapendo che farsene di questo suo bagaglio culturale (salvo che non legga Tolstoj e Dostoevskij in lingua originale), ne ha fatto sfoggio in Parlamento.

Nessuno – bisogna dire – lo ha capito, e il Presidente di turno, meno acculturato di Romano, è stato incerto sul da farsi, finché non ha compreso l’arcano.

Noi abbiamo seguito con curiosità e un pizzico di interesse il percorso politico di Romano, confidando che il suo contributo culturale al partito e all’istituzione potesse essere significativo. Purtroppo, non ricordiamo episodi significativi.

Abbiamo notato in lui, talvolta, un certo disagio a sostenere tesi immaginifiche su questioni concrete, come la povertà, il degrado, il disinteresse del Pd per i diritti sociali, la presenza italiana in Europa. Confidiamo che questo disagio e una botta d’orgoglio lo sottraggano al main stream della politica corrente. Buon per lui e per il Paese.

 

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