Analogie irrisolte del caso Alitalia, la politica se ne occupi

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Cimoli e altri ex amministratori di Alitalia sono stati condannati a vari anni di reclusione per illeciti connessi al dissesto della sventurata compagnia aerea. E’ una condanna annunciata almeno dal 2006 (gli articoli del Nuovo Mille “Vendita o risanamento, un futuro per Alitalia” e “Alitalia chiede la carità ma non ha alcuna strategia” risalgono a gennaio e febbraio 2006) e avrebbe potuto essere almeno limitata, se i consigli non richiesti fossero stati seguiti. Così va la vita. E non si tratta dell’unico caso in cui il Nuovo Mille e i suoi legali si sono impegnati per prevenire o limitare il dissesto di una grande impresa.

La vicenda societaria presenta, per il dissesto protratto, per l’alterazione dei valori del titolo, per il danno dei risparmiatori e per il costoso, quanto inutile, intervento di una grande società di consulenza, sorprendenti analogie con casi ancora irrisolti. E non è finita, perché il settore aereo in Europa si deve ancora assestare (vedi nostro articolo di ottobre 2006 “Il futuro di Alitalia è nel vettore unico europeo”). E’ del tutto inutile entrare nel merito della condanna subita da Cimoli e dagli altri imputati, non solo perché ci sono altri due gradi di giudizio, le valutazioni dei giudici potrebbero cambiare e comunque la prescrizione incombe. Soprattutto perché non c’è alcuna evidenza che la politica e le istituzioni competenti abbiano appreso da questa e da altre numerose esperienze fallimentari della prima e seconda repubblica.

Alitalia era società quotata, il pubblico ministero ha accusato Cimoli di avere diffuso “notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione dei valori del titolo Alitalia” in occasione dell’aumento di capitale di fine 2005 (dal Sole 24 Ore del 29 settembre 2015) ma non risultano interventi efficaci né sul piano della stabilizzazione del titolo, né sul piano della vigilanza. La terza repubblica, sempre che arrivi, se ne potrebbe occupare.

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