Aggiornamento sulla Fiera di Roma, 15 anni dopo


Correva l’anno 2006. Un’altra era geologica. Prima della crisi finanziaria del 2008, prima dello spread, prima della guerra in Ucraina. Molto prima, oltre 15 anni fa, quando denunciammo, allora sull’Opinione diretta da Arturo Diaconale, che il progetto della Nuova Fiera di Roma enfaticamente annunciato dal sindaco Veltroni sarebbe stato un fiasco clamoroso e un bagno di sangue finanziario.

L’assessore al bilancio del Comune di Roma se ne ebbe a male e scrisse una letteraccia, che Diaconale pubblicò e noi commentammo, dati alla mano, quei pochi che c’erano, per confermare che purtroppo l’iniziativa era sbagliata e destinata a fallire. Non abbiamo avuto torto. Ma la vicenda è stata – come dire – ammantata di giustapposizioni.

Oggi, leggiamo sulla cronaca di Roma del Corriere della Sera che la Corte dei Conti imputa ad un numero consistente di manager, piuttosto noti, il danno erariale di 251 milioni per la gestione della vecchia struttura e del nuovo polo, mai veramente decollato.

Non entriamo nel merito della notizia che abbiamo anticipato di oltre 15 anni e che non costituisce pertanto una sorpresa. Costituisce, invece, una sorpresa che la vicenda sia emersa tanti anni dopo, quando i fari sono stati spenti (come spesso accade in Italia, volendo possiamo fare un elenco di vicende malmesse) e ben pochi cittadini romani conservano memoria dell’iniziativa fallimentare. Non ci stupiamo, però, se il debito è cresciuto a dismisura e la spending review non è mai stata attuata.

Non è bene piangere sul latte versato e non lo facciamo. Vorremmo soltanto che i bubboni siano evitati o rimediati, almeno quando sono denunciati da cittadini meritevoli, come accadde 15 anni fa.

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