Africa magica e tragica, non è il giardino di Europa

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Beppe Severgnini, Direttore di 7, il settimanale del Corriere della Sera, è persona simpatica, di solito sorridente, aperto al dibattito e affezionato ai problemi della migrazione. Da quando dirige il settimanale, in una buona metà dei numeri, il tema della migrazione è stato trattato, in varie salse, spudoratamente a favore della migrazione libera, a dispetto dell’interesse nazionale del controllo del flusso migratorio. Se, per caso, qualcuno non se ne fosse accorto, Beppe lo ha dichiarato (“L’avrete notato: ce ne siamo occupati spesso su 7. Quattordici volte in trenta numeri”) e ha reclamato l’impegno “didattico” della stampa. Non ha detto “educativo”, ma il senso è lo stesso.

Lasciamo perdere che una volta il Corriere della Sera, quando vendeva più di un milione di copie e reclamava il diritto/dovere dell’informazione, era il quotidiano della operosa borghesia lombarda, ancorato ai valori della tradizione nazionale, con punte di nostalgia asburgica. In questo, contrastato soltanto dall’insorgente Repubblica, affidata alla direzione di Eugenio Scalfari, ottimo giornalista e profondo conoscitore dei vizi (molti) e delle virtù (poche) della Razza  Padrona (di cui ben presto lui stesso ha fatto parte). Il Corriere andava per la sua strada, più o meno, anche quando veniva conteso, come è avvenuto dagli anni 70 in poi, perché un giornale senza lettori vale poco. Ma non in Italia. Dove anche le testate fallite hanno un prezzo.

Bene. Tornando a noi, Beppe, forse temendo di scrivere cose impopolari e di perdere lettori, invece di guadagnarne, come presumibilmente Cairo pretende, si è rifugiato nello scopo didattico, che non necessariamente concilia le pubblicazioni con il risultato economico, e ha scritto che bisogna guardare all’Africa come al giardino di casa. Secondo lui “se lo coltiviamo con generosità e intelligenza, ci fornirà risorse e tranquillità” (proprio così, tranquillità). Non sappiamo se i vari dittatori più o meno sanguinari, dediti allo sfruttamento delle risorse del bellissimo continente, della prostituzione compresa, esportata praticamente in tutto il mondo, abbiano saputo e, in tal caso, se abbiano gradito. Ma Beppe prosegue per la sua strada. E, senza spiegare come e perché, ma prevedendo il “terremoto”, in caso di mancata coltivazione del giardino di casa, insiste che l’Africa non deve essere dimenticata e che “molte cose si decideranno lì”. E’ vero. Infatti, le conseguenze di molte decisioni sbagliate, dal Nord Africa giù per i territori sub sahariani, sono già in corso, a carico degli africani, prima di tutto e poi dei popoli mediterranei.

I problemi dell’Africa, di un continente magico e tragico, non saranno risolti da 7 e nemmeno dall’Italia o dall’Europa. Ma si potranno scaricare sull’Italia e sull’Europa, se la Politica internazionale, non solo europea, non mette mano a interventi di aiuto locale, seri e severi, se serve, a tutela delle popolazioni locali, contro le sopraffazioni, ignorando la chiamata di tante interessate, insidiose sirene.

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