A commento del memorandum di Napoletano, Sole 24 Ore


Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, lamenta in un memorandum domenicale che “i familismi, i corporativismi e gli interessi locali della comunità” nazionale italiana non siano stati risolti, negli anni successivi all’unificazione, nemmeno da uomini del calibro di Sella, Minghetti e Spaventa, e tuttora sopravvivano inquinando la società e l’economia.

Testimone della circostanza è Lorenza, imprenditrice cinquantenne, che ha preferito soffrire e vivere, piuttosto che abbandonarsi alla “cultura terribile” del lavoro alimentato, già trenta e quaranta anni fa, dal demerito e dalla distorsione. Per cui, dice Lorenza, “I giovani che oggi non trovano lavoro sono figli di coloro che l’hanno trovato in maniera del tutto distorta e immeritata. Potrei citare mille esempi. Nessuno, complici il Pci, la Dc e poi la chiesa e ora forse la massoneria o altri club esclusivi, ha insegnato loro a cercare il senso del lavoro. Nessuno gli ha detto: conosci te stesso. Nessuno gli ha insegnato a chiedersi chi sei e che cosa vuoi fare”.

Lorenza e Napoletano si interrogano e si dolgono e, con l’esempio della scelta di vita di Lorenza, svolgono una corretta attività di informazione e, forse, di formazione. Ma non si rassegnino. Nelle parole di Lorenza aleggiano il disincanto e lo scoraggiamento. Il sistema, che ha prodotto le clientele e i dissesti economici e sociali per il proprio tornaconto, è in auge ora più che mai e sta facendo quadrato. Non bisogna cessare di contrastarlo con l’informazione e con il ricorso alla legge, perché corporativismi e privilegi sono spesso frutto di corruzione e di concorrenza sleale.

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