150 anni di Roma città italiana


20 settembre 1870 – 20 settembre 2020, 150 anni dalla Breccia di Porta Pia, dall’ingresso dei bersaglieri, dall’annessione di Roma al giovane Stato italiano.

Nei giorni successivi gli zuavi, truppa scelta papalina, lasciarono la città con l’onore delle armi, minacciando ai soldati italiani un au revoir che non c’è mai stato.

L’anniversario nei giorni scorsi è stato ricordato, ma non celebrato. Un po’ per effetto dell’epidemia, molto per eccesso di delicatezza nei confronti del Vaticano e per spregio delle tradizioni nazionali. Molti giornali hanno pubblicato dichiarazioni e interviste a favore e contro, come se l’annessione di Roma sia un fatto discutibile.

Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, ex presidente dello IOR, banca vaticana, ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore, in cui l’annessione di Roma sarebbe servita “a mettere la Chiesa da parte e a far fare al Regno di Sardegna il maggior leveraged buyout della storia”. E segue la spiegazione su finanziamenti e tassi di interesse.

Si tratta, certo, di un’interpretazione paradossale del fatto storico, che, però, si presta ad osservazioni critiche. In sostanza, è come se si dicesse che il Trattato di Versailles, ponendo condizioni molto gravose sul popolo tedesco a conclusione della Prima Guerra Mondiale, sia corresponsabile del Nazismo e di tutto ciò che ne è seguito, alla stregua di banche (nell’esempio, le forze alleate) che riservano al debitore condizioni usurarie, provocandone la legittima reazione.

La storia è più complessa di quanto pensi evidentemente Gotti Tedeschi, che ne ha una visione finanziaria.

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