Washington, scontro di vertice


La saga della stampa americana e internazionale contro Trump continua. Questa volta il Washington Post, giornale democratico noto per l’inchiesta Watergate, accusa Trump di avere rivelato alla Russia dati segreti sull’Isis. Dati che non sarebbero stati condivisi nemmeno con gli alleati tradizionali degli Stati Uniti, tra cui bisogna considerare almeno Italia, Francia e Germania, le ultime due afflitte dagli attentati terroristici di matrice islamica. Non sono ancora noti i dettagli di questo presunto leak presidenziale, ma la bufera intanto scuote Washington e il mondo.

L’episodio offre vari aspetti di interesse pubblico. Prima di tutto, gli Stati Uniti sono (o sarebbero) in possesso di dati classificati (da alcuni dirigenti e militari americani, evidentemente), non condivisi con i Paesi alleati, che, sulla base di questi dati, potrebbero offrire un contributo al contrasto del temibile avversario comune o, quanto meno, potrebbero giovarsene a fini di controllo del proprio territorio. Poi, è altrettanto evidente che negli Stati Uniti stanno volando gli stracci  a causa di un conflitto di poteri (forti o meno forti, che siano) che non trovano la quadra e si contendono il controllo della stanza dei bottoni. E, finora, la stampa è, per lo più, schierata contro Trump e, quindi, in favore di Hilary Clinton e del suo mondo.

Non è un caso che già nei giorni successivi all’elezione presidenziale è stata pronunciata (a sproposito) la parola impeachment, che, nel politichese americano, è molto simile a “tradimento”, anche solo di valori e di principi, non necessariamente di segreti. Malgrado tutto,Trump è o sembra saldamente insediato e risponde al fuoco incrociato degli avversari con tweet e iniziative interne, anche drastiche (licenziamento del capo dell’Fbi), ed esterne (Siria e Corea del Nord). Non assumiamo posizione nei confronti della lotta di potere, di cui – nel mondo – sfuggono gli aspetti di maggiore interesse per il mondo (ad esempio, le proiezioni politiche e le distorsioni provocate dal conflitto interno). Però, non possiamo non notare come tutto questo si riflette, forse drammaticamente, nei rapporti politici e diplomatici mondiali, con soddisfazione degli Annibali di turno che sono alle porte.

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