Venti di guerra 4.0


Lo spettro della guerra si aggira in Europa. E non bastano le dichiarazioni di Gentiloni, che, con rispetto parlando, pesa sempre meno sulle decisioni di Governo, a scongiurare il coinvolgimento dell’Italia, tant’è che Salvini e Di Maio si sono affrettati a dire la loro, senza concordare la linea e quindi esponendo il Paese a critica interna ed esterna. E’ intervenuto sul tema anche Berlusconi con una lettera al Corriere della Sera, proponendosi, sostanzialmente, come mediatore del conflitto, in virtù dell’antica esperienza maturata sul campo della politica estera. Doctrine Pratica di Mare, G7, anno 2002.

Anche Trump e Putin, i due principali protagonisti di un conflitto allargato sullo scacchiere medio – orientale, responsabilmente stanno tentando di calmare le acque, pur dopo la presa di posizione reciproca, dovuta al ruolo di Prime Potenze. Invece, Macron, che, evidentemente dall’alleanza con Stati Uniti e Regno Unito nell’intervento in Siria, vede vantaggi di crescita personale sulla scena mondiale e benefici indotti sull’economia francese, irrequieto, scalpita. Putin l’ha chiamato di persona – abbiamo appreso nei giorni scorsi – e, oltre ai convenevoli d’uso, dobbiamo pensare che gli abbia detto “stai buonino”. Infatti, è ben chiaro a Putin che Macron rappresenta quel Potere senza bandiera che tende a interferire nella politica degli Stati tramite l’economia, la finanza e le proxy war. 

Ma fino a quando sarà possibile che le guerre vengano combattute al di fuori dei territori nazionali degli Stati europei? Il terrorismo ha già cominciato da tempo la guerra a bassa intensità, guarda caso soprattutto in Francia, Belgio e Regno Unito. L’Italia finora (incrociamo le dita) ne è rimasta esente, ma gli episodi più recenti consentono una chiave di lettura della esposizione del nostro Paese a infiltrazioni che, bene che vada, negozierebbero (ospitalità contro immunità) a favore di una zona franca. C’è il precedente dell’accordo di non belligeranza con le organizzazioni filo palestinesi degli anni 70 e 80, che, in quel momento, ha risparmiato al Paese atti di guerra, ma che, in seguito, ha influenzato – e non poco – le sorti della politica italiana.

Gli altri protagonisti della guerra guerreggiata, Siria ovviamente, ma anche Stati limitrofi e organizzazioni intestine, sono in guerra da tempo, sembrano indifferenti al destino della popolazione civile, e dal conflitto pensano di uscire comunque potenziati dal ruolo svolto a favore o contro gli assetti di un rinnovato Ordine Mondiale. Ci sono le premesse perché la situazione non precipiti, perché gli Stati forti sono contrari al confronto diretto, ma gli irresponsabili, ognidove, non mancano.

Anche l’informazione, tradizionale e diretta, tramite tweet, svolge un ruolo protagonista, perché l’opinione pubblica deve essere alimentata. Purché non sia scomoda. Un giornalista della BBC, che ha messo in dubbio alcune “verità rivelate” sulle cause di morte dei bambini, ha cancellato il tweet. Non sappiamo se sia stato intimidito e da chi.

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