Trump stupido? No, per niente

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Si continua a favoleggiare nel mondo sulla sanità mentale di Trump e sulla credibilità della sua azione politica. Will Hutton, giornalista britannico, si è iscritto al folto schieramento mediatico anti Trump e, dalle pagine di Internazionale, ci informa che “I capricci di Trump confondono il mondo”.

I suoi limiti mentali (segnalati dalle parole “stupido” e “fuori di testa”, coniugate con il riconoscimento della capacità di sopraffazione dell’avversario: “… per Trump la vita è un gioco a somma zero: la collaborazione non serve. Conta solo affermare la propria volontà con una pistola, un libretto degli assegni o un missile. Bisogna essere spietati …”) provocano “gli alti e bassi della politica estera statunitense … cosa ancora peggiore la strategia di Trump spinge tutti gli altri Paesi ad adottare lo stesso principio del cane mangia cane”. Non siamo per niente d’accordo che Trump sia stupido, lo abbiamo scritto più volte, e non crediamo che abbia alterato la politica estera americana. Ha soltanto introdotto il suo tocco personale di astrusità verbale e di imprevedibilità. Solo apparenza.

La politica di Trump è perfettamente in linea con le linee di tendenza adottate dagli Stati Uniti da Clinton in poi, che hanno provocato il caos soprattutto nel Vicino e Medio Oriente, rompendo con la tradizione dell’Ordine Mondiale organizzato, governato da Washington tramite i suoi numerosi addentellati nel mondo.

Una questione di soldi. 100 anni fa, con la Società delle Nazioni, il Presidente dell’epoca, Woodrow Wilson, introdusse il principio del controllo internazionale sui popoli, tramite il controllo di commodities essenziali, quali gli armamenti e il denaro. Ma non funzionò, anche perché la Russia venne esclusa e la Germania venne vessata con le condizioni della pace di Versailles.

Nel secondo dopoguerra, con la conferenza di Bretton Woods, in cui Keynes per il Regno Unito svolse un ruolo primario, gli Stati Uniti si candidarono ufficialmente alla guida del mondo, in base alle proprie regole delle relazioni internazionali privilegiate. Il dollaro è stato fino al 1971 l’unità di misura della ricchezza mondiale, controllata sostanzialmente dalle Banche Centrali. Poi il controllo è passato alle società multinazionali e, in seguito, ai fondi (che non sono tanti, come sembra). Gli attriti interni ed esterni, soltanto in parte affrontati da Reagan con la ventata di liberalismo (all’americana, si intende), hanno frenato l’affermazione di una nuova linea politica formalizzata, fino alla formulazione e adozione della teoria del caos, in cui il mondo è piombato.

Trump – ripetiamo – non è stupido ed è perfino prevedibile, e, nella prospettiva americana, svolge egregiamente il suo ruolo dominante, con qualche disturbo dalla concorrenza: Cina, Russia, Europa in ordine sparso, protagonisti spuri. Si vedrà tra qualche anno se Trump ha giovato o nuociuto agli Stati Uniti.

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