Contro Trump, guerra senza confini


In America è in corso una guerra per il potere come non si è mai vista. Sbaglia chi pensa che l’ affaire Winstein sia una circoscritta questione di violenza alle donne. E’ molto di più. Gli schieramenti non si vedono. Si percepiscono, ma soltanto in parte. La stampa (non tutta, ma la più diffusa e organizzata, sì, e non soltanto in America) è schierata contro Trump. Clamorosamente. Un’orchestra sperimentata in questa e in altre occasioni. Hillary, abile e cinica, ha provato a resistere al successo di Trump, ma adesso, almeno apparentemente, si è sfilata. Quindi, gli avversari di Trump sono altri, forse non sono più rappresentati da Hillary, ma non si sa chi, ora, sia l’esponente. Non John McCain, volenteroso, ma anziano e malato, oltre che fortemente provato dal suo passato di prigioniero in Vietnam.

Una parte dell’establishment, che spazia dal Congresso ai vari servizi segreti e alle varie diplomazie, è contraria a Trump e alla sua politica. Quale politica? In teoria non potrebbe essere l’America first, perché, in tal caso, il popolo americano si compatterebbe contro gli avversari di Trump, sgretolando il sistema contrapposto, formato presumibilmente da grandi imprenditori e noti banchieri internazionali, oltre che da militari in attesa di promozione. Avversari che non possono essere affrontati sul campo, perché non si vedono, manovrano fili sottili e governano, indirettamente, economie nazionali e finanza internazionale. Come hanno dimostrato alcuni episodi di ricadute europee e nordafricane. Il Mediterraneo è coinvolto in pieno. Come mezzo al fine. In base a prospettive di governo geopolitiche, molto diverse da quelle tradizionali, di occupazione economica o militare, a cui, per secoli, è stata affezionata, per intenderci, la Gran Bretagna. I Panama Papers, sintomo emblematico di trame oscure, che privilegiano l’inganno e il disfacimento, tramite il controllo di una vasta rete di militanti, sono un capitolo di questa guerra senza schieramenti definiti, che inquieta il mondo. Ogni previsione è azzardata. Ma gli equilibri sono profondamente mutati, in America, così come in altri Paesi. L’establishment europeo resiste al vento del cambiamento, esercitando una forte resistenza inerziale, come può, tramite i provvedimenti e le nomine. Di più, non può fare. La soluzione del conflitto non è alle porte. Ma l’ impeachment di Trump non sembra più all’ordine del giorno

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