Trovata una nuova Foiba. 250 i corpi rinvenuti, molti i giovani.


È di poche ore fa la notizia che in Slovenia nell’area di Kocevski Rog sono stati recuperati i resti di circa 250 persone, perlopiù ventenni.

La Commissione di Stato, che segue il ritrovamento e l’identificazione dei corpi, segnala un particolare ancor più doloroso: sono circa 100 le vittime di età compresa tra i 15 ed i 17 anni.

L’archeologo che segue le ricerche (Kosir) riferisce che “l’abisso in questione si trova nell’area tra Veliki Rog e Stari žag, nelle immediate vicinanze di un vecchio ospedale partigiano e i resti sono stati trovati alla profondità di 14 metri”.

Molti gli oggetti periziati, come pettini, un rosario, immagini sacre e circa 400 bottoni.

Il ritrovamento ha condotto anche al recupero di una grande quantità di munizioni compatibili con dei fucili automatici, segnale che le esecuzioni furono eseguite sul posto.

Zdravko Bučar, che è presidente del club degli speleologi, ha confermato che il recupero e gli scavi sono stati autorizzati dalla Slovenia lo scorso luglio e le operazioni si sono concluse con 68 discese, che hanno permesso 91 sollevamenti e 137 carichi.

Adesso sono aperte le indagini e – per quanto ormai il tempo lo renda difficoltoso – si cercheranno i responsabili.

La polizia ha dichiarato tramite il suo rappresentante per le indagini Pavel Jamnik “che incrociando dati e testimonianze sull’attività partigiana in quella zona, la responsabilità dell’eccidio è da attribuire all’OZNA, la polizia segreta jugoslava e, in particolare, al suo braccio ‘operativo’, il KNOJ (Korpus narodne obrambe Jugoslavije), ovvero il Corpo di difesa popolare della Jugoslavia, costituito da partigiani ed incaricato della sicurezza interna dei territori ‘liberati’ durante la seconda guerra mondiale in Jugoslavia e in seguito il territorio della Jugoslavia comunista” (come riporta anche l’Unione degli Istriani).

Un altro particolare macabro è rappresentato dal fatto che “i resti dei corpi erano coperti di rocce e detriti, tuttavia la squadra di scavo ha anche trovato dei corpi sopra di questi, e per questo sospettiamo che questi fossero prigionieri incaricati di coprire il baratro, ma in seguito furono liquidati anche loro e fatti precipitare all’interno”, come riferito dall’archeologo Uros Košir (responsabile del recupero dei corpi)

Per il momento le autorità slovene stanno facendo di tutto per portare a termine le prime indagini, ma l’iniziativa degli archeologi sloveni aumenta la speranza nei tanti superstiti italiani, sloveni ed istriani nel ritrovare i propri cari, vittime di una pagina di storia contemporanea triste e controversa.

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