Stella rossa sulla Luna


La Cina ha piantato sulla Luna la bandiera rossa con le cinque stelle, che non “garrisce al vento”, come si diceva una volta delle bandiere, ma di certo è un traguardo materiale e simbolico impareggiabile della lunga marcia, iniziata meno di 100 anni fa da Mao Zedong alla testa dell’armata rossa.

I resoconti di guerra di Edgar Snow, giornalista americano embedded con le truppe di Mao, regalarono all’Occidente un libro molto ben fatto, “Stella rossa sulla Cina”, che oggi, ancora più di allora, è un documento prezioso di ciò che la Cina avrebbe potuto essere in Asia. Di certo, non la protagonista più qualificata di un totalitarismo moderno, che adotta gli strumenti del progresso e del capitale, senza rinunciare ai dogmi della repressione.

E’ dei giorni scorsi la notizia che le carceri di Hong Kong hanno ingoiato il portavoce dei giovani che coraggiosamente non cessano di testimoniare la voglia di libertà di una generazione, abbandonata a sé stessa e repressa con la forza.

E’ successo prima a Budapest nel 1956, ad opera dell’Unione Sovietica. Succede oggi, non solo in Cina. Nell’indifferenza dell’Occidente che ha dimenticato i valori di libertà e di democrazia, assistiti, in teoria, dalla politica delle Nazioni Unite nel mondo.

D’altra parte, se assistiamo anche in Europa a un’inversione di rotta rispetto alle conquiste dello stato repubblicano ed ai principi irrinunciabili delle democrazie costituzionali, non ci possiamo aspettare che la Cina riveda spontaneamente il suo progetto egemonico.        

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