Soluzione politica per Hong Kong

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L’autorità cittadina di Hong Kong ha pubblicato messaggio pubblicitario a tutta pagina sul giornale italiano di maggiore diffusione per sdrammatizzare la portata degli scontri, sempre più frequenti, tra cittadini e Polizia. E’ un segnale di attenzione alle regole della globalizzazione, che sta portando la Cina fuori dal Medio Evo della povertà endemica.

Oggi, la Cina non si può permettere di replicare la repressione di Piazza Tienanmen. Lo sa, non infierisce sui manifestanti (per il momento e speriamo che così continui), ma comincia a sparare pallottole di gomma e imprigiona il giovane ferito. Nel frattempo, chi se lo può permettere, lascia la città, per un periodo o per sempre.

One country, two systems, è stata la promessa del governo centrale al momento del cambio, nell’anno 1997. I cittadini di Hong Kong sono un ottimo risultato del melting pot di culture politiche, giuridiche e amministrative, che si sono mischiate nel piccolo, ma privilegiato, territorio negli ultimi 100 anni, durante il protettorato inglese. E – giustamente – non vogliono saperne di rinunciare al loro status. Di libertà e di benessere, indiscutibilmente al di sopra della media cinese.

Sarebbe necessario un compromesso, anche a fini propagandistici. Ma temiamo che Xi Jingping non sia d’accordo. Forse perché la discriminazione tra cittadini non è gradita all’interno. Forse perché c’è il timore che la diversità di Hong Kong si riveli un cavallo di Troia. La soluzione non sembra semplice, ma, per lo stesso bene della Cina nel rapporto multilaterale, deve essere politica e non giudiziaria.

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