Sebastian Kurz, dai preservativi neri al governo turchese

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Il giovane cancelliere austriaco Sebastian Kurz, in politica dall’età adolescenziale quando distribuiva per strada preservativi neri per farsi notare, ha suscitato attenzione e simpatia in Europa, come Macron all’inizio del suo mandato.

In seguito, a causa della stretta sul fenomeno della migrazione, Kurz ha cominciato ad alienarsi le simpatie dei signori del denaro, che controllano in Austria banche e investimenti, e ha dovuto recuperare, prendendo le distanze dalla manovra di bilancio del governo italiano con dichiarazioni sgarbate, ma soprattutto del tutto incongrue con i numeri e la storia del nostro Paese. Che, ricordiamo, ha sempre pagato gli interessi sul debito, anche quando erano molto più onerosi.

Ma i media antigovernativi usano l’argomento Kurz per sostenere che “perfino” l’alleato naturale della Lega non vuole fare le spese della follia italiana e che l’Italia ora è isolata in Europa. Non avendo la collocazione geografica del Regno Unito, in cui si usava dire “c’è nebbia, il Continente è isolato”, l’Italia deve fare i conti con l’aggressione di alcuni membri della Commissione, che travisano ruolo e poteri, e con lo spread che incalza, premiando – guarda caso – in particolare Germania, Austria e Olanda, in perfetta sintonia con l’Austria (per adesso). E i conti, da parte di Tria e del Governo, non possono che essere fatti sulla base della prospettiva della manovra e delle opzioni alternative.

I numeri incriminati riguardano sostanzialmente l’introduzione del reddito di cittadinanza e la modifica del sistema pensionistico, circa 16 miliardi in tutto, nel bilancio 2019. Molto meno di quanto sia costata Banca Antonveneta a Monte dei Paschi e infinitamente meno della perdita diretta e indiretta subita da imprese, famiglie e collettività nazionale, di cui qualche grand commis in auge sostiene che si tratti di quisquiglie, come avrebbe detto Totò.

Non entriamo nel merito degli effetti molto dibattuti di questa parte della spesa, ma è evidente che, a fine esercizio 2019, la politica di bilancio potrebbe essere corretta con semplicità e immediatezza (e con costi sopportabili), se fosse emersa, nel frattempo, la infondatezza della previsione governativa. Invece, si sono scatenate le profetesse di sventura e gli avvoltoi sono in agguato per provocare l’effetto spread a fini politici, come è accaduto in un passato nemmeno troppo remoto.

L’Italia non è uscita bene dal prode Governo Monti e da quelli che si sono succeduti. Il debito pubblico, per dirne una , è aumentato del 13 per cento solo con il Governo Monti, e non in favore degli investimenti, e la domanda (i soldi destinati ai consumi) si è contratta notevolmente. Ora, nel 2018, 7 anni dopo, ci sono tutti i segnali di una manovra ad ampio spettro, in danno dell’Italia e dei cittadini più deboli, già ridotti al lumicino.

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