Se l’America piange, l’Europa non ride


Le lacrime di Biden in diretta televisiva non sono state apprezzate in America e in Europa e sono state derise dai nemici, dichiarati e non. Anche se a conclusione del suo discorso Biden ha promesso che la strage dei soldati americani a Kabul non rimarrà impunita.

Possiamo credere che la promessa sarà mantenuta, però con notevoli difficoltà operative, per il graduale abbandono del controllo del territorio e per la perdita di credibilità dell’amministrazione in carica, contestata nel paese fin dalla cerimonia di giuramento. Addirittura da prima.

E non per responsabilità di Trump, che ha dovuto la sua elezione al malcontento diffuso negli strati più profondi della società americana. Ma per responsabilità delle amministrazioni Clinton e Obama (che nulla hanno avuto di democratico, come i cittadini americani hanno ben percepito), passando per gli errori di Bush, incoraggiato da un Tony Blair, in effetti ignaro degli interessi nazionali britannici, che si identificano con un’Europa forte e sicura.

La questione è se L’Europa sia in grado di reagire alla prospettiva di perdita di ruolo geopolitico, fino all’irrilevanza, e come.

Non c’è dubbio che la reazione debba essere coordinata in particolare tra gli stati fondatori dell’Unione, Italia, Francia e Germania in testa, e la Gran Bretagna, in una rinnovata alleanza strategica. E che il programma dei lavori debba comprendere una seria analisi preventiva di ciò che non va, nei paesi e nell’Unione.

In Italia i decisori dovranno mettere mano al funzionamento della macchina statale, civile e militare, e dell’ordinamento giudiziario. Governo e Servizi si dovranno concentrare sulle distorsioni di sistema, spesso inquietanti, a cui possono non essere estranee infiltrazioni dall’estero.

E’ auspicabile un coordinamento delle attività tra Europa e Stati Uniti, che dovranno ulteriormente aggiornare la dottrina Monroe, originariamente isolazionista, in prevenzione di attacchi sul proprio territorio, esposto su entrambe le sponde oceaniche. Non sarà soltanto il Giappone a fare argine nei confronti della Cina.

In concreto, serve una visione geopolitica che restituisca a Stati Uniti ed Europa ruolo e responsabilità nel terzo millennio.    

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