Scenari di Disunione Europea

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Le accese polemiche sulla migrazione, la Brexit che angustia gli inglesi, il protocollo antieuropeista di Aquisgrana tra Francia e Germania, la politica monetaria francese nei Paesi africani in cui la moneta a corso legale è il Franco Cfa (di sapore coloniale), gli scambi di tweet tra Salvini, Di Maio e Macron, la richiesta di Conte che il seggio francese all’ONU sia, in prospettiva, seggio europeo (e non seggio franco – tedesco), la campagna elettorale in corso, hanno il pregio di avere richiamato l’attenzione del pubblico, in Italia, sulle tante questioni irrisolte di politica estera.

Nell’Italia del campanile, dei Guelfi e Ghibellini e dei Montecchi e Capuleti, è una novità assoluta che le categorie della politica non siano più la Destra e la Sinistra de noantri. Fino alla caduta del Muro (anno 1989, 30 anni fa, ormai), il mondo era diviso in buoni e cattivi, a seconda del lato della cortina di ferro, e le scelte erano semplici, quasi obbligate. Il crollo del Muro e la Globalizzazione hanno introdotto la complessità nelle politiche nazionali, di cui le difficoltà di analisi e le diversità di opinioni sulla gerarchia degli interessi nazionali sono il corollario.

Alcuni sostenitori dell’Unione Europea, tra cui, ad esempio Tajani, sostengono che l’Italia dovrebbe capeggiare il drappello dei Paesi mediterranei per bilanciare il rapporto con l’asse franco – tedesco, senza chiedersi, però, se questi Paesi, Spagna, Portogallo, Grecia e Malta, siano disposti ad essere capeggiati dall’Italia.

Il progressivo e silenzioso consolidamento del rapporto tra Paesi nordici, grandi e piccoli, l’asse, oggi, per la verità, piuttosto fragile, tra Francia e Germania, e il confronto con i Paesi del Gruppo di Visegrad, dimostrano che l’Unione Europea è una realtà assai frastagliata, che nessuno vuole lasciare (a maggior ragione, dopo la Brexit), ma che provoca molti dissapori e inquieta il progetto di progressiva unificazione.

Questo bailamme politico si riflette, ovviamente, anche sull’informazione, finora anch’essa inadeguata, con la conseguenza che gli italiani poco sanno di quello che succede all’estero, in Paesi anche molto vicini, e ancora meno di interessi nazionali, indifferibili e irrinunciabili, influenzati o pregiudicati dagli eventi esteri. A questo difetto di informazione non rimediano nemmeno i (pochi) validi Centri Studi presenti in Italia, inquinati, tra l’altro, dal sospetto della dipendenza da entità estranee al Paese.In sostanza, più che Centri Studi, sarebbero centri di interessi o stanze di compensazione o lobby commerciali.

In questo quadro di complessità poco note e di posizioni precostituite, la disinformazione regna sovrana e il cittadino è disorientato. Ma si tratta di uno stato di cose destinato a risolversi o, almeno, ad avviarsi a soluzione dopo le elezioni europee, sulla base dei risultati e della composizione del nuovo Parlamento.

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